La respirazione dell’acqua come base della dinamica della vita

scritto il 5 aprile 2010 da Prof. Emilio Del Giudice |  nessun commento

Coautore dell’articolo: Alberto Tedeschi.

Nei sistemi viventi l’acqua è coinvolta in toto nella dinamica della vita. Non solo per la sua presenza numerica (oltre il 99% della totalità delle biomolecole) ma anche per il contributo energetico che questa garantisce continuamente alla materia vivente. La sua caratteristica di trovarsi distribuita tra superfici biologiche come le membrane le consente di assumere una estesa forma di organizzazione che mette in fase i vari Domini di Coerenza presenti in essa. È lecito quindi parlare di Coerenza di Coerenze (Supercoerenza) per l’ “acqua biologica” dei sistemi viventi: un vero e proprio secondo ordine di organizzazione di fase dell’acqua. La caratteristica del singolo Dominio di Coerenza di “caricarsi” dell’ energia ambientale viene massimizzata dalla rete supercoerente (neghentropia). Si avvia così un efficiente meccanismo di conversione energetica dai Domini di Coerenza alle biomolecole presenti nella materia vivente, che garantisce un continuo apporto di energia biochimica necessaria al mantenimento dei cicli vitali. Tale meccanismo agisce in sinergia con la dinamica biologica delle corrispondenti reazioni energetiche biochimiche e costituisce una vera e propria respirazione dell’acqua. La possibilità di progettare rimedi supercoerenti (omeopatici, omotossicologici, Fiori di Bach ecc.) apre nuove potenzialità e prospettive alle metodiche terapeutiche naturali.

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L’anima passionale della ragione scientifica: verso la comprensione del movimento spontaneo della materia

scritto il 5 aprile 2010 da Prof. Emilio Del Giudice |  nessun commento

Sia la soggettività che l’oggettività sono state descritte nella storia del pensiero in due modi alternativi, uno che le concepiva come entità passive, capaci soltanto di essere mosse dall’esterno, l’altra come entità attive, capaci di fare emergere dal loro interno l’azione verso l’esterno. Per quanto riguarda la soggettività, queste due concezioni hanno dato luogo l’una all’interazione con l’esterno sulla base dei principi logici, espressione di un Logos, di una ragione che trascendeva il singolo essere, l’altra come movimento emotivo capace di risuonare con il mondo esterno accoppiandosi ad esso in una sorta di connessione orgastica1.

Per quanto riguarda invece la oggettività, abbiamo avuto anche qui due opposte concezioni: una per cui il movimento della materia è sempre conseguenza di una causa esterna, di forze prodotte da altri corpi, per cui risalendo indietro nella concatenazione causale si arriva in ultima analisi al primo motore aristotelico, l’altra invece che concepisce il movimento come qualità intrinseca della stessa materia che diviene sulla base di una determinazione interna2.

È evidente che l’estremizzazione della prima concezione porta necessariamente all’affermazione dell’esistenza di una divinità trascendente , mentre nell’altra concezione il divino perde ogni autonomia ed è unicamente il fattore di movimento di una materia che non può mai essere considerata passiva.

L’esistenza di un movimento spontaneo della materia è stata nei secoli una delle principali affermazioni delle varie scuole olistiche, dal taoismo cinese alle concezioni di Epicuro e degli stoici fino alle concezioni alchemiche rinascimentali e a Giordano Bruno. In tali concezioni, nessun corpo è mai libero, perché la sua interazione con gli altri è parte integrante e inseparabile della sua stessa natura.

Contro queste concezioni premoderne nasce la meccanica classica, il cui punto di partenza è il corpo libero, cioè infinitamente lontano da tutti gli altri; il suo moto è definito dal principio di inerzia. Per connettere insieme una pluralità di corpi liberi in modo da costruire un sistema reale, bisogna introdurre forze il cui valore vada a zero al crescere della distanza relativa tra i corpi, in modo da recuperare nel limite la nozione di corpo libero. Queste forze agiscono sui corpi dall’esterno; non vi è alcun rapporto di necessità tra i corpi e le forze, per cui è possibile simulare ogni tipo di moto a patto di introdurre una forza conveniente.

La meccanica classica ha conosciuto i suoi maggiori successi con la decifrazione del sistema planetario sulla base dell’introduzione della forza di gravitazione universale e con la completa comprensione del comportamento macroscopico dello stato gassoso a partire dal modello di un gas come un insieme poco denso di molecole libere capaci di interagire soltanto attraverso collisioni casuali.

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