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Ambiente e Coscienza

scritto il 29 gennaio 2010 da Arch. Marco Berni |  un commento  

Convegno: 1º Congresso sulle nuove frontiere della medicina
Data: 27 novembre 2004
Luogo: Reggio Emilia
Relatore: Arch. Marco Berni

La ricerca del benessere psicofisico, lo sviluppo della coscienza, sono in relazione alla qualità degli ambienti in cui si vive, in particolare sotto l’aspetto ondulatorio ed energetico più sottile.

In questi ultimi anni l’interesse per le condizioni di benessere psicofisico correlate ai luoghi d’abitazione, agli spazi confinati, all’ambiente è aumentato. La sensibilità comune rispetto i problemi dell’ambiente, dell’inquinamento e del rapporto con la salute, le condizioni di benessere è sempre maggiore. Nel contempo, purtroppo, ad un accresciuto interesse per queste tematiche, spesso si accompagna un altrettanto livello di confusione sui termini, sui concetti e sulle informazioni che ne derivano. Non è sempre chiaro infatti cosa si intenda per benessere psicofisico e quali interazioni si verificano con l’ambiente di riferimento, quali sono i livelli di inquinamento, in particolare quello elettromagnetico, definito anche “elettrosmog”, quali siano le differenze fra i termini architettura/bioarchitettura/ecologia.

Tuttavia, nonostante le informazioni ridondanti e la relativa chiarezza sui termini, se appare consolidata e sempre crescente la sensibilità su questi problemi, più sfuggente, o forse sconosciuta è l’interazione tra condizioni ambientali e assetto della coscienza. In altre parole l’interrogativo che si propone è se vi è interferenza tra l’ambiente, con i livelli di inquinamento presenti e lo sviluppo della coscienza. Non è forse complesso azzardare una risposta diretta, individuando un raffronto immediato, si può affermare che, così come l’inquinamento chimico induce possibili mutazioni nei tessuti biologi del vivente, l’inquinamento di natura ondulatoria o elettromagnetico, genera interferenza nei processi psichici e di assetto/sviluppo della coscienza. Sembrerebbe un’affermazione improvvisata o semplicistica, ma questa considerazione può evidenziarsi attraverso un percorso logico coerente ripercorrendo il rapporto tra ambiente-inquinamento-stato di salute.

Con riferimento alle condizioni di benessere, vero è che la qualità ambientale spesso compromessa mette a dura prova il nostro stato di salute, ma è importante sottolineare che la salute, interpretabile come un punto di equilibrio delle funzioni vitali nella loro totalità, deve essere “costruita” attraverso un minimo di conoscenza dei meccanismi di regolazione della nostra esistenza, impegno imprescindibile per ognuno.

Non vi è dubbio che le varie forme di inquinamento sono il risultato delle tecnologie in uso e del rapporto tra costruito e caratteristiche naturali dell’ambiente.

La configurazione degli spazi abitativi, le sue forme aggregative, il livello di artificializzazione e le tecniche applicate non sembrano sempre aderire ai reali bisogni degli individui garantendo limitate/alcune conseguenze dannose per la salute. Nel mondo delle costruzioni, questa situazione ha prodotto negli anni recenti un ambito disciplinare alternativo all’architettura, la bioarchitettura o l’architettura bioecologica, nel tentativo di porre rimedio alle carenze igieniche e ambientali presenti dal progetto alla pratica costruttiva. Sono infatti attualmente in uso due termini distinti e antagonisti rispetto ai quali vi è una certa riluttanza, nel senso che l’architettura è un ambito disciplinare dell’attività umana che dovrebbe in se stessa fornire tutti quegli elementi in perfetto accordo con i reali bisogni dell’uomo. Tuttavia, essendo evidente, nel mondo progettuale, l’intenzione di sviluppare tecniche e conoscenze più rispondenti alla tutela dell’ambiente e della salute, è comprensibile l’auspicabile “transitoria scissione” della disciplina nei tue termini. Entrando sinteticamente nei contenuti, i concetti della “bioarchitettura” sottintendono l’idoneità, rispetto l’utenza, dei materiali e delle tecniche utilizzate, cioè la risoluzione della nocività durante il ciclo produttivo e della tossicità durante l’uso da parte dell’utente finale, la biodegradabilità nella fase di smaltimento dei rifiuti, la reperibilità in loco delle materie prime, la rinnovabilità delle risorse, la rarità delle scorte, cioè la consapevolezza del concetto di limite, i costi energetici del loro trasporto.

La qualità dei materiali non può prescindere dalla quantità di energia immessa nel ciclo trasformativo, dall’energia consumata per estrarlo, lavorarlo, trasportarlo, produrlo, utilizzarlo e smaltirlo.

In questo approccio, il progettista deve riappropriarsi della cultura e delle logiche appartenenti alla professione acquisendo conoscenze disciplinari rappresentative del processo produttivo.

Non è solo un questione di materiali , ma è il ciclo progettuale-costruttivo che deve essere ricostruito, interiorizzato e metabolizzato per raggiungere i livelli di “ecologicità” e le possibilità economiche per soddisfarli.

In questa visione va riconosciuto lo sforzo in atto per superare i limiti presenti, rimediare ai problemi dell’inquinamento in tutte le sue forme, verso una consapevolezza sempre maggiore del rapporto ambiente e salute.

È evidente l’attuale persistere dell’inquinamento ambientale. Dall’inquinamento dell’aria, delle acque, del territorio, e dai problemi in ambito costruttivo generati dalle emissioni dei composti organici volatili (VOC) responsabili dell’inquinamento indoor, ormai oggetto di studio da diversi anni, si è passasti ad una forma di inquinamento “invisibile”: l’inquinamento elettromagnetico, dovuto alla presenza di onde ionizzanti e non ionizzanti.

Questo articolato problema è affrontabile in due modalità distinte: la misurazione e l’analisi degli effetti di campi ondulatori di elevata intensità o lo stesso studio applicato ai campi di debole intensità.

La scienza ufficiale e la normativa vigente, hanno assunto posizioni controverse valutando i possibili effetti indotti da esposizione ad elevata intensità di campo.

Il risultato più significativo è l’assunzione del principio di cautela. L’adozione del principio di cautela comporta l’abbandono del limite di esposizione inteso come limite sanitario (valido per gli effetti a breve termine) a favore dell’adozione degli obiettivi di qualità che si traducono in minimizzazione del rischio. Perseguire degli obiettivi di qualità significa adottare degli accorgimenti tecnologici in modo tale che da un lato venga garantito un buon servizio all’utente (buona qualità della trasmissione, uniformità della copertura, valori ottimali, bassi costi), dall’altro vengano abbassasti i livelli di esposizione (espedienti tecnologici di protezione, informazione adeguata, ecc.) al fine di assicurare nel tempo lo stato di salute della popolazione esposta. Benché la scelta della cautela dimostri una condotta prudente nei confronti dei possibili rischi sanitari derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici, sia il quadro normativo che l’orientamento del mondo scientifico mostrano attenzione esclusivamente alle intensità elevate di campo. Il criterio vale per tutto lo spettro della radiazione, cioè quella non ionizzante (onde elettromagnetiche) e quella ionizzante (fenomeni radioattivi). Cio’ significa che solamente i rischi da esposizione sono considerati tali da una certa soglia di intensità in poi, in base a presunti effetti riscontrabili, ma in molti casi non comprovati statisticamente. La normativa in vigore, in linea con quanto indicato, indica dei limiti di riferimento il cui valore, vedasi il recente innalzamento dell’induzione magnetica, sembra mediare tra minimizzazione del rischio e ragioni di ordine economico per ridurre i costi di risanamento di impianti emittenti radio onde o di alimentazione di reti elettriche.

Tuttavia esiste una posizione completamente diversa, supportata da ambiti scientifici ove si sottolinea di fondamentale importanza il campo “debole”, cioè quei segnali di bassissima intensità, che nel caso della materia vivente, sovrintendono, in modo preciso e perfettamente risonante, al suo funzionamento.

Campi ondulatori di bassissima intensità possono produrre effetti macroscopici perchè i segnali si trasmettono selettivamente per risonanza. Quindi la presenza di onde di debolissima intensità, individuabili anche negli ambienti confinati (abitazioni, ecc.), risultato dell’interazione tra suolo/sottosuolo e costruito, o generati da sistemi artificiali, materiali costruttivi, insieme di tecniche costruttive, sono in grado di produrre effetti rilevanti all’organismo. Il campo debole, ovviamente non in risonanza con quello della cellula, interagisce con i segnali responsabili dei meccanismi regolatori del funzionamento dei processi vitali.

Questi aspetti, ancora insufficientemente indagati, sono tutt’ora poco conosciuti se non addirittura ignorati. In sintesi l’inquinamento elettromagnetico, provocato da una molteplicità di apparati artificiali, dall’interazione tra sottosuolo e insediamenti urbani, dalla naturale composizione geologica dei territori, dalle onde radio alla radioattività, è considerato fattore di rischio sanitario solo oltre una certa soglia, mentre le intensità di campo debole non riscontrano l’interesse dovuto. Naturalmente non siamo solamente esposti a campi elettromagnetici nocivi ma anche a fenomeni ondulatori, di tipo elettromagnetico benefici, cioè favorevoli al nostro corpo, costituenti un nutrimento per le nostre cellule, per esempio la radiazione naturale della luce, il campo di alcuni luoghi naturali. Ma si aggiunge un altro fenomeno sfavorevole facilmente riscontrabile: l’effetto Faraday o gabbia di Faraday.

Si tratta di una schermatura, utilizzata specialmente per isolare dall’impatto o dall’interferenza di onde elettromagnetiche, costituita da una rete geometrica regolare e da un materiale conduttore. Quando l’onda impatta sulla superficie il campo elettromagnetico si distribuisce su tutta la superficie a maglia o rete regolare senza oltrepassarla, per cui si isola lo spazio racchiuso da questa rete. Purtroppo questo caso si verifica in molti sistemi costruttivi, per esempio i telai in c.a., in acciaio, generando la gabbia di Faraday, si resta isolati, non solo da effetti nocivi, ma anche da radiazioni favorevoli. Il campo di radiazione coinvolto da questo tipo di schermatura è molto esteso, cioè si scherma un ampia banda ondulatoria, dalla radiazione più “grossolana” a quella più “sottile”. La conclusione è che si peggiora ulteriormente il campo ondulatorio ove si abita o si lavora e dove si espleta un’importante funzione biologica del nostro corpo: il sonno e il risposo. Molti casi di stanchezza e debolezza cronica sono dovuti a questa combinazione di cause.

Ma com’è possibile individuare campi ondulatori di debole intensità e soprattutto quali rimedi apportare?

Per rilevare onde di debole intensità occorrono strumenti molto sensibili in grado di isolare selettivamente la grandezza che si intende misurare. Queste strumentazioni sono spesso carenti, inaffidabili o addirittura inesistenti, oppure presenti solamente in laboratori scientifici di alto livello (es.:Squid). Alcuni colleghi e operatori del settore utilizzano la radioestesia o la radionica, ma in questi approcci vi è possibilità di errore nella misura e nell’operatività.

Una soluzione molto interessante è rappresentata dall’opera del Prof. Louis Turenne (Parigi 1872 – Nizza 1954). Turenne ebbe la migliore educazione tecnico-scientifica per quei tempi laureandosi in ingegneria alla Ecole Centrale, che insieme all’Ecole Polytechnique, erano parte delle “Hautes Ecoles” francesi. La sua opera composta sinteticamente di dieci volumi, raccoglie i risultati e i contenuti di una intera vita dedicata allo studio delle relazioni tra elettromagnetismo a debole energia, radioestesia, e disintegrazione atomica o radioattività, fenomeni che Turenne definiva in un unico termine: radiodisintegrazione.

Turenne visse a contatto con le prime scoperte scientifiche sull’elettromagnetismo, la radioattività, la fisica quantistica, ed ebbe modo di stabilire raffronti durante le sue ricerche.

Il suo grande merito è stato quello di illustrare i rapporti esistenti fra elettromagnetismo, radioattività, decadimento radioattivo, emissioni di campo, gravitazione, processi biologici, fisiologici, nervosi e radioestesia. I suoi studi iniziarono approfondendo i fenomeni di emissione e propagazione ondulatoria, i meccanismi che regolano l’induzione elettromagnetica. Indagò in particolar modo sulle forme dell’onda e sulle informazioni in essa contenute. In anni di studio e ricerca classificò i fenomeni ondulatori rispetto il loro orientamento, la loro forma, cioè rispetto al fenomeno di induzione e risonanza tra forme. Questo gli permise un’indagine accurata, precisa e selettiva di tutti i fenomeni oggetto di studio. La sua opera sulle emissioni d’onda include tutta la manifestazione classificata secondo serie in funzione delle altezze d’onda. Un lavoro vasto, elaborato in modo puntale per migliorare l’ambiente e la salute delle persone, il cui scopo è l’utilità pratica stessa dei contenuti.

Il suo metodo di ricerca, misurazione e studio dei fenomeni è assolutamente rigoroso e fondato su una grammatica precisa e articolata, scaturita da un’attenta osservazione. Questo gli permise di mettere a punto anche i rimedi per migliorare la qualità vibratoria degli spazi confinati e per contribuire significativamente allo stato di salute. Tra le soluzioni individuate da Turenne la più utilizzata è il catalizzatore d’onda, ovvero un supporto di forma cilindrica in grado di emettere una serie di pacchetti d’onda programmati per modificare l’assetto d’onda e le informazioni presenti in un campo vibratorio sfavorevole. L’azione della corretta informazione emessa permette di rifrequenziare la “voce” dell’onda, migliorando l’ambiente o il tessuto biologico di riferimento.

In sintesi un’azione, quella del catalizzatore, messa a punto per riformulare il campo ondulatorio in una chiave favorevole e di maggior “nutrimento” a beneficio di coloro che ne sono esposti.

Probabilmente potrebbero esistere altri studi meritevoli di essere descritti ed esposti, tuttavia il lavoro di Turenne sembra unico, per la sua vastità e articolazione, un metodo ove è possibile detectare selettivamente, per risonanza, qualsiasi fenomeno ondulatorio e successivamente intervenire con gli opportuni rimedi, migliorando significativamente la qualità vibratoria del campo. L’ampiezza e l’eterogeneità degli studi compiuti da Turenne è stupefacente e questo è certamente dovuta alla Sua percezione sensoriale cognitiva personale molto elevata. Turenne era perfettamente e armonicamente sintonizzato con questo universo e questo suo stato gli permise un’apertura mentale eccezionale nonché un intuito molto acuto e sottile.

Nonostante l’opera di Turenne sia di estremo interesse, forse come è accaduto ad altre opere scientifiche di valore, è rimasta nel tempo, e lo è tuttora, sconosciuta e relegata ai margini della scienza. Incomprensibilmente nel mondo scientifico, vi sono casi in cui lavori di estremo pregio restano ignorati, probabilmente perché anche la scienza compie i suoi errori ripetutamente e, proprio perché ripetuti nell’errore, vengono confermati da se stessi. La breve digressione su Turenne espone la possibilità di indagare nel campo debole individuando selettivamente le cause e i tipi di campi d’onda presenti in un luogo, non solo, ma anche di porre rimedio migliorando la qualità vibratoria.

Possono esservi altri sistemi applicabili a queste problematiche, uno dei recenti rimedi fondato su segnali di natura elettromagnetica debole è il WHITE® -Wide Holographic Intensified Transferred Energy-.

WHITE® è una sigla o acronimo che significa energia intensificata trasferita ad ampio spettro olografico.

Si tratta di una tecnologia in grado di “lavorare” in armonica sulle fluttuazioni quantistiche del vuoto (in un particolare mezzo); la sua emissione di campo, sottoforma di luce (su fascio luminoso portante), è in risonanza con la materia vivente e in particolare con la molecola dell’acqua. Le informazioni ad alta risoluzione che veicola, corrispondono a valori di bassissima viscosità dell’acqua. Questo stato energetico fondamentale sblocca i ristagni di energia presenti e, drenando, favorisce la migliore fluidificazione del “terreno” (tessuto biologico, ambiente, ecc) sul quale agiamo da un punto di vista energetico.

La sua possibile applicazione ambientale è “promettente” e sviluppa buone condizioni di innesco di nuovi stati ondulatori tali da produrre un campo “pulito” e risonante con la materia vivente.

Dunque, nonostante il problema dell’inquinamento elettromagnetico si manifesti pesantemente nelle sue svariate forme, esiste qualche possibilità di miglioramento o di soluzione del problema.

Sottolineando ulteriormente l’interazione tra campo ondulatorio sfavorevole e assetto della coscienza, alcuni concetti di fisica quantistica offrono un supporto nel chiarire il perché la nostra coscienza può subire influenze nocive dall’esposizione al campo elettromagnetico.

Secondo i concetti di natura quantistica l’Universo può essere nato da una fluttuazione del vuoto, nota anche come campo del punto zero, che ha materializzato particelle e antiparticelle in un “parto effimero” destinato ad essere restituito al “Nulla” (vuoto), un prestito quantistico.

La particella riassume la sua identità nel momento in cui interagisce con uno strumento di misura: ”collassa” nell’osservazione, rivelando la sua presenza; ma prima di questo incontro è una “nube di probabilità”, descritta dalla funzione d’onda, un’equazione che rappresenta tutti gli stati possibili di quell’evento fantasma. In altre parole, l’interazione necessaria per misurare un determinato stato di una particella ne altera irrimediabilmente tutti gli altri. (Principio di indeterminazione).

Ogni fenomeno della materia comporta uno “scambio”, la presenza di un messaggero, il “vuoto”, che trasporta il segnale, rende possibile l’informazione e la cui esistenza è virtuale: sparisce dopo avere assolto al suo compito.

Il vuoto non è privo di contenuto: è un sistema (il campo del punto zero) che si trova a un livello minimo di energia rispetto le regioni che lo circondano, dalle quali è separato da una barriera energetica.

La particella è l’interazione con l’osservatore che la fa collassare in un singolo punto: ne deriva la possibilità di infiniti mondi in ognuno dei quali la particella ha una posizione definita; durante una misurazione un mondo viene scelto tra la gamma infinita di possibilità, la funzione d’onda, dunque descrive la totalità dei mondi.

Nella fisica quantistica, la coscienza dell’osservatore e la realtà esterna (sottoforma di una particella, costituente il minimo della realtà) acquistano significato nel rapporto reciproco: l’interazione con la coscienza (con la mente) di un osservatore determina il collasso d’onda di un oggetto subatomico, lo estrae dalla virtualità e quindi ne fonda la realtà.

Il perno delle leggi che governano l’Universo è la consapevolezza di chi osserva: prima che apparissero osservatori coscienti l’Universo non esisteva “realmente”. Secondo questa concezione il mondo diviene reale solo quando lo conosciamo.

Siamo inscindibilmente connessi con la manifestazione del creato, quindi con la sua natura, il campo elettromagnetico, parte dell’espressione della vita, se è favorevole ci sostiene e ci nutre, promuovendo il nostro sviluppo cosciente equilibrato, diversamente se è sfavorevole compromette le possibilità evolutive relegando le stesse in una condizione di blocco, di condizionamento, di “gabbia di Faraday”. Esistono sempre le vie d’uscita e le soluzioni, e per questo è opportuno prendere coscienza della giusta portata di quei fenomeni invisibili in grado di rivestire un ruolo importante nelle modalità di evoluzione e di rapporto con la vita.

Commenti

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  1. maria ha detto:

    Grazie alla sua sapiente semplicità di esposizione ho compreso anche a livello mentale ciò che per intuito fa parte di me. Voglio solo portare una mia testimonianza, vissuta in prima persona: la materia, minerale, in questo caso mi riferisco ad una casa in pietra o biologica mi riferisco al mio corpo, ha una sua memoria che interagisce con messaggi vibrazionali sia a livello fisico vuoi con dolori o fastidi di vario genere e con messaggi in fase rem, attraverso sogni o visioni quando siamo “aperti”. La mia esperienza ha dell’incredibile ma è stata una conferma a miei interrogativi e ancora oggi rivesto l’impegno, mio malgrado, di “liberare le case”

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