Autore «Prof. Emilio Del Giudice»

 

Sapete perché funziona l’omeopatia? E le acque informate?

scritto il 20 luglio 2017 da Prof. Emilio Del Giudice |  nessun commento

Il ruolo dell’acqua nella dinamica del vivente

Sulla Medicina e la Fisica della Materia Vivente (Emilio del Giudice)

In che modo un fisico può essere di aiuto al medico per comprendere i problemi della medicina? Nell’ultimo secolo il mondo della biologia ha cercato di darsi uno status scientifico paragonabile a quello che la fisica aveva raggiunto in precedenza. Il cammino della fisica è stato negli ultimi secoli analogo al cammino che un ragazzino vispo e intelligente fa quando gli si regala un giocattolo. Cosa fa? Prima comincia a giocare usando le regole scritte nel foglietto di istruzioni del giocattolo. Dopo un po’ ne ha abbastanza e, se è abbastanza vispo, rompe il giocattolo per vedere come è fatto dentro, dopodiché allinea in bell’ordine tutti i pezzettini sul tavolo. Il giocattolo non c’è più tra la disperazione di chi gliel’aveva regalato, ci sta soltanto un numero gigantesco di pezzi. Il bambino è passato dalla fase descrittiva della scienza, quella in cui uno registra i fenomeni e cerca di descriverli meglio che può, alla fase invece dinamica e cioè cercare di capire come funziona quella cosa. Ci stanno due livelli di comprensione: il livello descrittivo ed il livello in cui invece si cerca di intuire quale sia la legge di formazione del fenomeno.

La scienza è stata finora capace di ricondurre ogni avvenimento biologica ad un insieme ordinato di sequenze di reazioni chimiche, ognuna delle quali avviene in un sito determinato ad un tempo determinato. Questo insieme di reazioni chimiche obbedisce a “codici biochimici” ben precisi per cui solo un certo numero di incontri tra le molecole date può avvenire, mentre gli incontri non previsti dal codice non possono aver luogo. Come mai?

Leggi l'articolo

Il ruolo dell’acqua nella materia vivente

scritto il 11 dicembre 2016 da Prof. Emilio Del Giudice |  nessun commento

In che modo un fisico può essere di aiuto al medico per comprendere i problemi della medicina? Nell’ultimo secolo il mondo della biologia ha cercato di darsi uno status scientifico paragonabile a quello che la fisica aveva raggiunto in precedenza. Il cammino della fisica è stato negli ultimi secoli analogo al cammino che un ragazzino vispo ed intelligente fa quando gli si regala un giocattolo. Cosa fa? Prima comincia a giocare usando le regole scritte nel foglietto di istruzioni del giocatolo. Dopo un pò ne ha abbastanza e , se è abbastanza vispo, rompe il giocatolo per vedere come è fatto dentro, dopodiché allinea in bell’ordine tutti i pezzettini sul tavolo. Il giocatolo non c’è più tra la disperazione di chi gliel’aveva regalato, ci sta soltanto un numero gigantesco di pezzi. Il bambino è passato dalla fase descrittiva della scienza, quella in cui uno registra i fenomeni e cerca di descriverli il meglio che può, alla fase invece dinamica e cioè cercare di capire come funziona quella cosa. Ci stanno due livelli di comprensione: il livello descrittivo ed il livello in cui invece si cerca di intuire quale sia la legge di formazione del fenomeno.

La scienza è stata finora capace di ricondurre ogni avvenimento biologico ad un insieme ordinato di sequenze di reazioni chimiche, ognuna delle quali avviene in un sito determinato ad un tempo determinato. Questo insieme di reazioni chimiche obbedisce a ”codici biochimici” ben precisi per cui solo un certo numero di incontri tra le molecole date può avvenire, mentre gli incontri non previsti dal codice non possono aver luogo. Come mai?

Leggi l'articolo

Pensiero di Emilio Del Giudice

scritto il 22 maggio 2014 da Prof. Emilio Del Giudice |  un commento  

L’aspetto più intimo della realtà è invisibile e può essere percepito non con gli ma con un cuore vibrante.

La risonanza delle oscillazioni del cuore con le oscillazioni dell’universo è l’essere della bellezza.

Emilio Del Giudice

8 maggio 2013

Pensiero di Emilio Del Giudice

Leggi l'articolo

Verso la comprensione del movimento spontaneo della materia

scritto il 29 settembre 2013 da Prof. Emilio Del Giudice |  nessun commento

Sia la soggettività sia l’oggettività sono state descritte nella storia del pensiero in due modi alternativi, uno che le concepiva come entità passive, capaci soltanto di essere mosse dall’esterno, l’altra come entità attive, capaci di fare emergere dal loro interno l’azione verso l’esterno. Per quanto riguarda la soggettività, queste due concezioni hanno dato luogo l’una all’interazione con l’esterno sulla base dei principi logici, espressione di un Logos, di una ragione che trascendeva il singolo essere, l’altra come movimento emotivo capace di risuonare con il mondo esterno accoppiandosi ad esso in una sorta di connessione orgastica.1

Per quanto riguarda invece l’oggettività, abbiamo avuto anche qui due opposte concezioni: una per cui il movimento della materia è sempre conseguenza di una causa esterna, di forze prodotte da altri corpi, per cui risalendo indietro nella concatenazione causale si arriva in ultima analisi al primo motore aristotelico, l’altra invece, che concepisce il movimento come qualità intrinseca della stessa materia, che diviene sulla base di una determinazione interna.2

È evidente che l’estremizzazione della prima concezione porta necessariamente all’affermazione dell’esistenza di una divinità trascendente, mentre nell’altra concezione il divino perde ogni autonomia ed è unicamente il fattore di movimento di una materia che non può mai essere considerata passiva.

L’esistenza di un movimento spontaneo della materia è stata nei secoli una delle principali affermazioni delle varie scuole olistiche, dal taoismo cinese alle concezioni di Epicuro e degli stoici fino alle concezioni alchemiche rinascimentali e a Giordano Bruno. In tali concezioni, nessun corpo è mai libero, perché la sua interazione con gli altri è parte integrante e inseparabile della sua stessa natura.

Contro queste concezioni pre-moderne nasce la meccanica classica, il cui punto di partenza è il corpo libero, cioè infinitamente lontano da tutti gli altri; il suo moto è definito dal principio di inerzia. Per connettere insieme una pluralità di corpi liberi in modo da costruire un sistema reale, bisogna introdurre forze il cui valore vada a zero al crescere della distanza relativa tra i corpi, in modo da recuperare nel limite la nozione di corpo libero. Queste forze agiscono sui corpi dall’esterno; non vi è alcun rapporto di necessità tra i corpi e le forze, per cui è possibile simulare ogni tipo di moto a patto di introdurre una forza conveniente. La meccanica classica ha conosciuto i suoi maggiori successi con la decifrazione del sistema planetario sulla base dell’introduzione della forza di gravitazione universale e con la completa comprensione del comportamento macroscopico dello stato gassoso a partire dal modello di un gas come un insieme poco denso di molecole libere capaci di interagire soltanto attraverso collisioni casuali.

L’introduzione dell’elettromagnetismo in fisica cambiò il quadro. Da un lato appariva una forza – la forza elettromagnetica che accoppia le cariche in movimento – la quale si propaga nello spazio alla velocità della luce ed è diversa da zero a grandissime distanze. Inoltre, una particella carica è soggetta non soltanto all’azione dei “campi di forza” prodotti dagli altri corpi, ma anche all’azione del suo stesso campo di forza. La particella non è più una pallina che termina alla propria superficie esterna, ma siccome è inseparabile dal suo campo di forza si estende a grandi distanze e l’auto-interazione delle particelle con loro stesse attraverso il loro stesso campo dà luogo a soluzioni singolari delle equazioni del moto che sono all’origine di instabilità nella teoria. D’altra parte, il fatto che le equazioni della meccanica classica possano in generale non dar luogo a soluzioni stabili per particolari configurazioni di corpi e forze, è ormai riconosciuto. Questo è il cosiddetto “caos deterministico”.

Ma la sua esistenza contrasta con il fatto ben noto che la materia è stabile, ordinata e capace di mutamenti descrivibili in modo preciso. Un enorme mutamento della fisica è avvenuto con la teoria dei quanti. L’evoluzione di un sistema fisico, secondo la teoria quantistica, non segue, come nella fisica classica, una traiettoria ben definita, alla maniera di un disciplinato granatiere prussiano, ma piuttosto ne segue molte simultaneamente, in modo fluttuante, come un ubriaco appena uscito dall’osteria. Di qui il nome “zitterbewegung” dato dai pionieri tedeschi della fisica quantistica al moto di un oggetto. Questa moderna concezione quantistica appare straordinariamente simile alla concezione del moto di Epicuro, che Tito Lucrezio Caro ha efficacemente espresso nel “De rerum natura”.

La teoria quantistica raggiunge la sua massima potenzialità, quando il sistema considerato è un sistema di particelle accoppiate con un campo di forze dipendenti dal tempo, capaci di non annullarsi a grandi distanze, un campo a lunga portata.3 Esempi di tali teorie dei campi sono l’elettrodinamica che descrive le interazioni fondamentali nella materia ordinaria e la cromodinamica che descrive le interazioni fondamentali tra i quark, che sono i componenti elementari costituenti i cosiddetti adroni, i quali includono protoni e neutroni. La potenzialità della teoria quantistica dei campi ha cominciato ad essere sfruttata solo recentemente.4

Leggi l'articolo

La dinamica dell’acqua all’origine dei processi di metamorfosi degli organismi viventi

scritto il 29 novembre 2010 da Prof. Emilio Del Giudice |  3 commenti  

E. Del Giudice (International Institute of Biophotonic, Neuss, Germany; Istituto Nazionale Fisica Nucleare, via Celoria, 16 – 20133 Milano, Italy)
Paola Rosa Spinetti (Progeam, Milano, Italia)
Alberto Tedeschi (WHITE Holographic Bioresonance, Milano, Italia)

pubblicato il 3 settembre 2010 su Water ISSN 2073-4441 www.mdpi.com/journal/water

L’acqua liquida è stata riconosciuta da tempo come la matrice di molti processi, compresa la vita ed anche la dinamica delle rocce.

L’interazione tra biomolecole avviene in modo differente dai sistemi non-acquosi e quest’ultimi sono incapaci di produrre la vita.

Questa abilità di produrre processi vitali implica una specifica struttura dell’acqua liquida.

In accordo con la moderna Teoria dei Campi Quantistici (QFT) un principio di complementarietà (nel senso in cui viene inteso da Niels Bohr) connette il numero N dei quanti (compreso il campo della materia dove i quanti sono proprio gli atomi/molecole) e la fase Ф . Questo significa che, quando ci si focalizza sulla struttura atomica della materia, si perde la visione delle sue proprietà relative alla coerenza e, viceversa, quando si esamina la dinamica di fase del sistema la struttura atomica del sistema stesso diviene indefinita. L’elio liquido e superfluido è stato il primo esempio di questa specifica dinamica.

Nel presente lavoro mostriamo come la considerazione della dinamica di fase dell’acqua liquida permetta di comprendere il suo ruolo specifico nell’origine dell’auto-organizzazione degli organismi viventi e degli ecosistemi.

Leggi l'articolo

Chi siamo

Dr. Elio Sermoneta, fondatore del sito e pioniere della metodica, e il Gruppo di Ricerca: Team e Collaboratori.

Date e Luoghi

I dettagli dei prossimi eventi e le indicazioni per incontrare il Dr. Elio Sermoneta su Appuntamenti.

Contattaci

Vuoi contattare il Dr. Elio Sermoneta o i membri del Gruppo di Ricerca? Seleziona il collegamento Contattaci