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Concezione del meccanismo del rimedio omeopatico

scritto il 18 aprile 2012 da Ing. Claudio Cardella |  nessun commento

La mia concezione del meccanismo d’azione del rimedio omeopatico, -insegnata per oltre un decennio a schiere di medici (in divenire) omeopatici-, è agli atti del seminario sulle “Basi scientifiche dell’Omeopatia” ed è presente in bella e pubblica vista sul sito della scuola.

Da allora il mio modo di vedere non è cambiato, se non per essere integrato e ampliato da nuove acquisizioni sperimentali, dalle quali sono ormai indotto a trarre la conclusione che il procedimento omeopatico e il trasferimento in frequenza mediante campi e.m. ultra-deboli (ossia con intensità dello stesso ordine del campo geomagnetico) agiscono sull’acqua in modo strettamente simile, essendo la famigerata Legge di Arndt-Schultz la chiave di volta di questa ardita e temeraria struttura di pensiero, peraltro ancora in fase di avanzata gestazione, onde preferisco non dilungarmi sull’argomento.

Mi sta invece a cuore puntualizzare che il trasferimento dell’informazione ab estrinseco nell’acqua, per quanto mi riguarda, ha già da tempo superato la fase teorica, per entrare a piè pari in quella operativa. Ho misurato per circa tre anni le nuove proprietà non solo fisico-chimiche, ma soprattutto biologiche, acquisite da campioni d’acqua che avevano ricevuto un “imprinting” da un risonatore passivo.

La sperimentazione è stata condotta nei laboratori del Dipartimento di Chimica dell’Università di Roma “La Sapienza” con la supervisione e la collaborazione del prof. Luigi Campanella, e del dott. Fabio Borzetti, e nel Regno Unito del prof. Cyril Smith, la cui autorevolezza in campo internazionale è fuori discussione. I risultati di questa ricerca sono in corso di stampa su un giornale scientifico internazionale. Le prove biologiche sono state effettuate da due diversi sperimentatori a Roma e sono state confermate dalla sperimentazione condotta in Inghilterra da Smith. A scanso di possibili obbiezioni si sono ottenuti risultati ampiamente significativi anche sotto la mannaia della regola del 3σ.

Questo sarà l’oggetto della mia comunicazione al prossimo convegno di Verona.

Attualmente la mia ricerca continua con l’imprinting dell’acqua con simboli. Il problema è intricato e divertente, quando ci si chiede donde provenga l’energia, altamente specifica, per l’imprinting stesso, peraltro rilevato e misurabile sperimentalmente. Anche in questo caso i miei risultati sono controllati da Smith in modo autonomo e con diverse modalità di misura.

Di sfuggita e senza pretesa di scientificità, perché qui il terreno è scivoloso e l’effetto placebo è sempre in agguato, e oltretutto non sono un clinico, consentitemi tuttavia di gettare un sasso in piccionaia; l’acqua da me preparata con imprinting di simboli è stata usata da medici per trattare efficacemente (nessuna ricomparsa di sintomi dopo anni in un caso, un anno in un altro, e mesi nel terzo) 3 diversi casi di depressione grave e persistente in soggetti ove la medicina omeopatica si era dimostrata inefficace e l’unica alternativa possibile sembrava il ricorso agli psicofarmaci.

Concludendo, posso affermare a cuor leggero che il trasferimento dell’informazione ab estrinseco nell’acqua è una realtà solidamente sperimentale e non solamente teorica.

Occorre tuttavia tener conto che il protocollo per ottenere buoni risultati di imprinting è semplice, ma non banale, e soprattutto diverso dalle normali procedure di laboratorio. L’acqua, oltre a essere il solvente universale, è forse il più duttile dei sistemi Bio-Fsisci (sic, con entrambe le maiuscole); è quindi di fondamentale importanza, non solo saper scrivere nell’acqua in modo efficace ma, prima di farlo, saper cancellare ogni suo precedente ricordo, altrimenti il rumore di fondo può superare il segnale, ed è questa l’origine di tanti insuccessi sperimentali.

L’acqua può conservare l’informazione per un tempo anche lungo, certamente mesi, forse anni, senza perdere di intensità, ma al contrario aumentandola al passare del tempo; abbiamo visto un campione d’acqua bi-distillata e deionizzata aumentare, la sua conducibilità elettrica da circa 5 μS/cm poche ore dopo l’imprinting fino a 35μS/cm , dopo 220 giorni, autonomamente e senza alcun intervento esterno tranne il primo imprinting.

L’acqua, in presenza di “ricettori biologici”, è capace di mimare gli effetti di sostanze chimiche, pur mantenendo invariata la propria composizione chimica. Potrei addurre tra gli altri a testimoniare in difesa di quanto affermo, se solo sapessero parlare, le mie piante a cui somministro come fertilizzante uno zucchero azotato trasferito nell’acqua; e la mia gatta Lucy (5 anni), non sterilizzata, a cui da tempo somministro Estropill trasferito nell’acqua quando è in calore, con notevole attenuazione dei sintomi. Rimando invece gli scettici all’articolo, forse più convincente:

Entamoeba histolytica and Trichomonas vaginalis: Trophozoite growth inhibition by metronidazole electro-transferred water (Original Research Article)
Experimental Parasitology, Volume 127, Issue 1, January 2011, Pages 80-83
J. Antonio Heredia-Rojas, Antonio Cayetano Torres-Flores, Abraham O. Rodríguez-De la Fuente, Benito David Mata-Cárdenas, Laura E. Rodríguez-Flores, María Porfiria Barrón-González, Antonio Cayetano Torres-Pantoja, Juan M. Alcocer-González

Abstract: The influence of low-frequency electromagnetic (LF-EM) waves on microorganisms has been a subject of experimental investigations for more than two decades and the results are promising. In parallel, an interesting procedure known as biophysical-information-therapy or bioresonance therapy (BRT) which in principle is based on LF-EM stimulation, has emerged. BRT was discovered in the late 1980’s but it is still poorly studied. This paper demonstrates that by transferring metronidazole information to water samples by an electronic amplifier (BRT device), the growth of axenically cultured trophozoites of Entamoeba histolytica and Trichomonas vaginalis is significantly inhibited, compared with those cultures treated with non and sham electro-transferred water samples. A positive control of metronidazole, a well-known cytotoxic drug against parasites, was used as a reference.

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