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Considerazioni sulla metodica della visita medica e le sue motivazioni

scritto il 30 gennaio 2010 da Dr. Elio Sermoneta |  un commento  

La pratica clinica ci ha condotto a ritenere importante la relazione interpersonale tra medico e paziente, e la sistematizzazione dei passaggi fondamentali necessari alla compilazione di una cartella clinica esauriente. Abbiamo pensato di stilare uno scritto ragionato su quello che ci sembra utile raccogliere per avere un quadro di informazioni che riteniamo essenziali sia per la diagnosi che per la successiva terapia.

Una pratica medica di oltre trent’anni, meditata alla luce delle recenti ricerche nei campi della psicologia, delle neuro-scienze, oltre che delle metodiche della medicina naturale e della fisica moderna, ci hanno fatto maturare cognizioni riguardanti la persona umana, e quindi del paziente nella sua globalità.Per fare questo, avvalendoci delle scoperte della neuro-fisiologia umana sulle reazioni automatiche del soma agli stimoli ambientali, abbiamo selezionato alcuni parametri di riferimento con scale valutative che ci permettono con buona approssimazione di accedere a tutte le informazioni necessarie al quadro psico-fisico di una persona.

Una volta espletati i preliminari essenziali riguardanti le generalità, e il motivo che giustifica la venuta del paziente nello studio medico, e raccolti i dati relativi al decorso dei disturbi lamentati e le analisi eseguite (se ci sono) si inizia l’investigazione con domande e con manovre di semiologia convenzionale. Raccolti tutti i dati reperibili nella memoria cosciente del paziente ritenuti utili all’analisi del caso, non avremo ancora sufficienti informazioni per poter risalire alle cause prossime e remote della sua patologia. Troppi fattori inconsci concorrono nel determinare lo stato di salute globale.Allora cosa domandare, o cosa occorre sapere per avere un profilo del paziente sufficiente per orientare la diagnosi?

Nel tenere presenti vari fattori che concorrono allo stato di benessere fisico e psicologico di una persona è necessario stabilire:

  • L’entità della trasmissione genetica da parte di ciascuno dei genitori, dei nonni paterni e materni e/o di avi precedenti;
  • L’influenza formativa del padre della madre e di altri parenti vivi o defunti. Questi dati vanno valutati in percentuale (%).

Il benessere psico-fisico dipende in buona parte dal patrimonio genetico ereditato non solo dai genitori (in misura sempre disuguale), ma anche dai nonni paterni e materni, e forse anche da avi precedenti.

Le influenze educative o formative possono dipendere dal genitore dal quale abbiamo ricevuto un patrimonio genetico minore ma che ha influito di più nella nostra formazione. Così per quanto riguarda i nonni paterni o materni, più tutte le figure parentali e no che ci sono state vicino negli anni decisivi della nostra formazione. Ci riferiamo particolarmente ai primi sei anni di vita, di cui quelli che maggiormente vengono registrati inconsciamente sono i primi tre anni.

Ripetiamo: questi dati vengono ricercati e quantificati percentualmente mediante una metodica che valuta la variazione dei riflessi neuro-muscolari a “domande” poste dal medico o dal terapeuta. Si tratta di metodiche che vanno sotto il nome generale di “Kinesiologia”, e comprendono tecniche diversificate atte a ricevere risposte attendibili dai riflessi del paziente su domande del medico, alle quali il paziente non può mentire. Sperimentata per un lungo periodo di tempo, oltre venti anni, è stata controllata con i dati ricavabili dalle analisi di laboratorio e strumentali.

La possibilità di raccogliere dati ricavati dai test varia per diversi fattori, che riguardano l’operatore che testa e la persona testata. Per quanto riguarda l’operatore, l’attendibilità di un test dipende dalla sua idoneità.

Da cosa è data l’idoneità di un operatore? Dalla sua capacità di concentrazione e dalla sua acquisita sensibilità con la quale ascolta se le “vibrazioni” che vengono prodotte dalla modulazione del tono muscolare sono valide, cioè attendibili, come risposta alle sue domande. Ma sulla tecnica e le manovre necessarie per ottenere dati attendibili, si rimanda a specifici corsi introduttivi.

La persona che viene testata, oltre al consenso volontario deve essere capace di concentrarsi e rispondere fisicamente alle richieste di resistenza dell’operatore. Inoltre sia l’operatore che il paziente devono stabilire tra loro, una comunicazione in sintonia con la coscienza profonda, non percepibile a livello vigile. In una parola, una comunicazione con l’inconscio e la sua memoria.

Sta all’abilità e alla formazione professionale del medico interrogare con domande pertinenti e valutare l’attendibilità delle risposte, senza prevenirle con le proprie congetture.

Statisticamente possiamo affermare che la validità di un test può andare dal 70% fino al 90% e oltre nelle condizioni ottimali di sintonia… cerebrale tra medico operatore e la persona del paziente.

È inevitabile subire nel percorso della nostra vita contrasti, difficoltà di adattamento e veri e propri traumi relazionali che se non superati vengono rimossi e relegati nell’inconscio. Di conseguenza è necessario ricercare se ci sono:

  • Traumi;
  • Blocchi coercitivi;
  • Boicottaggi inconsci ecc. che impediscono lo sviluppo armonioso della personalità.

Questi depositi genetici e acquisiti condizionano il comportamento della persona e influenzano stati d’animo che ci impediscono di veder chiaro nella sua propria situazione vitale e di prendere decisioni con consapevolezza e libertà. Non solo. A lungo o a breve andare, hanno anche una ripercussione diretta sulla salute fisica.

La possibilità di fare domande dettagliate e pertinenti per ottenere risposte, sia quantitative che qualitative, è possibile mediante test valutativi sulla variazione dei riflessi e la loro modulazione fisiologica. In sintesi si tratta di domandarsi:

  • Quanto percentualmente ha (il paziente) acquisito geneticamente dal padre, e quanto dalla madre;
  • Quanta è stata l’influenza dell’uno e dell’altra nello sviluppo educativo. E se questa è stata positiva o ha creato traumi o blocchi coercitivi inconsci;
  • Se ci sono apporti importanti da parte di nonni materni e/o paterni sulla tipologia personale del paziente;
  • Attraverso domande esplicite, assumere informazioni sul contesto sociale e di vita del paziente relativi alla scuola, all’ambiente di lavoro, alla gratificazione delle relazioni interpersonali, e quant’altro possa rappresentare motivazione importante ed essenziale per delineare un quadro il più completo possibile della sua persona.

La raccolta dei dati attraverso i test di risposta neuro-muscolari

La procedura dei test consiste nel raccogliere, con valori di volta in volta numerici, percentuali e algebrici, dati che possono formare un quadro il più chiaro e completo dello stato psico-fisico, delle attitudini, delle potenzialità di salute o di guarigione, inoltre delle motivazioni di vita: quelle che orientano e danno significato e scopo all’esistenza.

Le variazioni qualitative di riflessi che si possono registrare clinicamente, sono quelle relative alla frequenza dei polsi (è la pulsologia diagnostica della medicina cinese e indiana). Con strumentazioni si possono registrare: l’impedenza cutanea, la frequenza cardiaca, l’umidità cutanea, l’attività neuronale ecc. Clinicamente senza alcun strumento, il polso, il tono e la contrattura muscolare.

Il tono può essere valutato direttamente con leggeri movimenti delle braccia del paziente, mentre lo stesso è in piedi davanti all’operatore a braccia rilasciate lungo il corpo. La variazione della forza esercitata nella contrattura muscolare, con un test di contro resistenza a manovre dell’operatore su uno o, meglio, due arti del paziente.

Questa metodica conosciuta col nome di “Kinesiologia” è stata iniziata da fisioterapisti nei primi anni del secolo scorso sui pazienti affetti da distrofia muscolare. Ma è stata perfezionata da un chiropratico di nome Goodheart il quale parlò di “linguaggio del corpo”.

La raffinatezza dei test muscolari ha raggiunto ad opera di kinesiologi esperti una precisione e una differenziazione per la quale si arrivano a valutare fino a 64 muscoli, facendone un collegamento con organi e funzioni fisiologiche. In realtà quello che si sperimenta con i test è una risposta fisiologica ed automatica ad una domanda intenzionalmente posta dall’operatore.

L’intero processo ha il suo centro interattivo nella particolare sensibilità neuronale del cervello. Come abbiamo accennato, i neuroni cerebrali ricevono, dalle afferenze periferiche, impulsi generati da stimoli sia endogeni che esogeni, tramite la ricezione di cellule specializzate che operano come trasduttori di energia, che trasmettono impulsi con modulazioni di ampiezza e di frequenza.

I trasduttori sono cellule specializzate per recepire e trasformare stimoli sensoriali in impulsi elettrici, quindi elettromagnetici. Si tratta di fenomeni di campi elettromagnetici e quindi da valutare in termini biofisici. Non bisogna dimenticare che là dove vi è una corrente elettrica vi è pure un campo elettromagnetico. In questo caso si tratta di campi elettromagnetici biologici, che hanno una azione “informativa” nell’intero sistema neuro sensoriale. Anche il semplice pensare produce una continua interazione funzionale tra il cervello e cellule extra cerebrali, con ripercussioni importanti sulla funzionalità metabolica delle stesse. Da qui l’importanza del pensare positivo…

Tornando agli argomenti della visita. Con queste ultime informazioni cosa vogliamo sapere?

Cercheremo di stabilire quantitativamente in ordine ai seguenti parametri:

  • Le energie vitali in relazione al “fisico” allo “psichico” allo “spirituale” e all’“anima” o “IO”. Chiariamo cosa vogliamo intendere:
    • per fisico lo stato di salute e di vitalità del corpo fisico;
    • per psichico lo stato interiore di umore che accompagna le nostre giornate, costituito da tutto il vissuto e dalle sue ripercussioni emotive e percettive e sensitive. Anche dal lavoro che personalmente abbiamo fatto per coltivare le doti personali con lo studio, incontri e relazioni interpersonali che hanno arricchito l’esperienza della vita di ciascuno di noi. Quindi da ciò che abbiamo ricevuto geneticamente ed educativamente; più il vissuto fino ad ora;
    • per spirituale intendiamo l’interiorità di una persona. Il mondo interiore con l’insieme delle convinzioni che formano la visione e la concezione della vita, con le motivazioni prioritarie che stanno al fondo della intenzionalità dell’agire e del volere. Risponde alla domanda cosa è più importante per te? E la risposta non è sempre consapevole, ma più spesso inconscia.
    • per anima intendiamo l’IO della persona. Quello che ci caratterizza e ci distingue gli uni dagli altri e rende ciascuno di noi unico e irripetibile. La forza vitale che ci fa esseri umani distinguendoci gli uni dagli altri, dalle cose e dagli animali. Ci sono condizioni dell’anima che sono il risultato di un’applicazione ed impegno al miglioramento di se stessi che sono dovuti ad un volontario disciplinarsi nello studio, nella riflessione meditativa, nell’ascolto della propria vita interiore. Gratitudine dell’esistere, gioia, stupore di fronte all’universo e meraviglia, è possibile sentirle e farle proprie se dedichiamo a noi stessi i tempi necessari all’ascolto interiore. Per questo disporre di tempi di silenzio e di concentrazione nell’osservazione dei moti spontanei della nostra natura umana porta a rilevare come è per noi importante prendere e mantenere la coscienza dei valori universali, che sono patrimonio degli uomini di tutti i tempi e di tutte le epoche.
  • Le potenzialità della persona che sono sui piani o dimensioni fisiche-psichiche–spirituali e di anima. Da cosa saranno date queste potenzialità? Penso che siano prevalentemente una prerogativa o qualità della persona. Questo risalta quando testiamo le potenzialità di un bambino attraverso la madre. Le potenzialità vengono misurate numericamente. Più è alto il numero, maggiori sono le potenzialità. Possiamo trovare valori elevati più nel figlio/a che nella madre o nel padre. Non ci sono valori di riferimento poiché ogni persona è unica ed irripetibile nella sua umanità. Possiamo avere valori di alcune centinaia o di migliaia nei diversi piani. Questo significa che le doti di ciascuno sono estremamente variegate, come sono diverse le intelligenze delle quali ciascuno è dotato.Diciamo che l’ideale è avere un’età biologica inferiore all’età cronologica, mentre un’età psicologica adeguata all’età cronologica è auspicabile, ed un’età sia spirituale che di anima più alta possibile denota ricchezza di maturità interiore. Quando si rilevano valori alti nel bambino significa potenzialità geneticamente presenti, mentre in un adulto sono più indicative del cammino che il soggetto ha percorso nella crescita personale. Per fare un esempio, il genitore di 50 anni può avere 45 anni di età biologica, 15 o 20 di età psicologica 10 e anche meno di spirituale, 7 o 8 di anima. Il figlio/a se ha 10 anni cronologici può avere 9 o 10 anni di età biologica 14 o 16 di psicologica, 25 di spirituale e 70 e oltre di anima. Queste valutazioni delle età nelle diverse dimensioni, fisica, psichica, spirituale e di anima, non sono un giudizio, ma semplicemente un dato conoscitivo globale e profondo così come emerge dall’indagine riflessologica e come risposta dell’inconscio. Il confronto e la correlazione tra i valori ottenuti nelle tre prove ci dicono già quali doti e grado di sviluppo ha raggiunto la persona che abbiamo testato. Quali considerazioni ne trarremo? Che lo sviluppo evolutivo di tutte le potenzialità di una persona sono frutto di doni genetici ma anche di un lavoro formativo che include istruzione, educazione, applicazione personale, e motivazioni o valori verso i quali orientare la propria vita.
  • Le età di queste dimensioni (fisica, psichica, spirituale e anima).
  • Le energie di guarigione. Anche le possibilità di realizzare una terapia efficace dipendono dalla quantità di energie disponibili sui diversi piani. Rispettivamente:
    • Fisico: quanta energia reattiva e di ripresa dispone l’organismo?
    • Psichico: quanta carica positiva ha il paziente nei confronti della sua vita e del suo stato di malattia?
    • Spirituale: quali sono le motivazioni per vivere e reagire positivamente alla malattia? Su quali valori fonda la sua esistenza?
    • Anima: a che livello evolutivo cioè di coscienza di sé, del mondo circostante, degli altri è pervenuto il paziente al momento della prova sulla sua salute?

Noi non siamo quello che pensiamo o vogliamo essere. E nemmeno le motivazioni che ci diamo per giustificare i nostri atti corrispondono sempre alla verità delle intenzionalità profonde. Sappiamo mentire a noi stessi oltre che agli altri. E molto spesso inconsapevolmente. Occorre molta disciplina ed esercizio di concentrazione introspettiva per sensibilizzare la coscienza di sé. Inoltre necessitiamo sempre di poterci confrontare con coloro che hanno percorso cammini più lunghi ed affermati. Sopratutto quelli percorsi dai grandi maestri dell’umanità e che sono riconosciuti ancora oggi.

È necessario dunque chiarire questi stati d’animo e intenzionalità, sopratutto inconsce.

Come?

Occorre essere personalmente impegnati in un cammino verso la verità di sé stessi. E volerlo fortemente. Spinti dalla consapevolezza della propria insufficienza. Se fossimo gia realizzati non avremmo bisogno di fare questo lavoro continuo di chiarimento e di discriminazione sulle nostre vere intenzionalità. Siamo condizionati dalle concezioni e dalle convinzioni delle persone che ci circondano. Che, per amore o per convenienza, ci spingono spesso a pensare e a comportarci secondo quello che loro pensano giusto. Poi, dobbiamo fare i conti con la nostra comprensione di noi stessi e della realtà a cui siamo arrivati, e a quanto siamo disposti a giocarci, la condizione decisamente più comoda, del conformismo sociale.

Si dice anche essere sinceri con se stessi.

È un “lavoro” possibile. Che rientra nelle nostre facoltà sia cognitive che volitive. Ma richiede costanza nella continuità. Perseveranza e forza d’animo per non lasciarsi sviare e deviare dai pareri e dalle richieste pressanti di famigliari e società (e dai loro giudizi non sempre conformi al vero).

Potrà sembrare strano e fuori luogo accennare a questi argomenti, ma tutta la nostra vita, e, di conseguenza anche la nostra salute globale, dipendono da come siamo orientati. Se verso la verità di noi stessi o verso le convenienze sociali. Credo proprio che una vita senza la consapevolezza di sé non valga la pena di essere vissuta…

Per riepilogare quindi le condizioni indispensabili per un percorso di consapevolizzazione ci sembrano essere:

  • L’ascolto attento del desiderio di fare luce sulle vere richieste dell’anima. Occorre impiegare del tempo e fare un lavoro di introspezione permanente:
  • La perseveranza, necessaria per una continuità;
  • La pazienza nell’attesa che l’orizzonte si chiarisca, anche se il disagio interiore preme per soluzioni immediate.

Il medico ha anche il compito di aiutare il paziente a raggiungere un livello di consapevolezza di sé perché egli possa decidere liberamente cosa vuol fare di sé stesso. Dovrebbe essere ovvio che il medico o chi vuole essere terapeuta ha il compito, non solo di prepararsi scientificamente alla sua professione, ma anche di percorrere lui per primo un cammino di formazione interiore.

Questo cammino dura tutta la vita, e proprio nell’esercizio della medicina nell’incontro con il paziente avviene il confronto e la verifica della validità della statura umana raggiunta da entrambi, medico e paziente.

Priorità delle domande

Le domande si porranno sull’effettivo desiderio di guarigione sia a livello conscio che incoscio quantificando, attraverso i test, in percentuale quanto l’uno e quanto l’altro. Per avere un’idea abbastanza attendibile della salute, e della statura interiore della persona che testiamo, possiamo ricorrere al test che abbiamo chiamato:

Energia di Carica Positiva

Altro elemento importante è la misura della positività di una persona nei confronti della sua esistenza oltre che della vita esistente. Anche questa viene misurata in percentuale positiva o negativa.

Gratificazioni nelle relazioni interpersonali e realizzazioni nella propria vita, ma soprattutto, motivazioni interiori che sostengono l’agire, la speranza nel futuro; tutti quei valori che danno senso e significato all’esistenza di sé e degli altri, alzano di molto la carica di positività di una persona. La capacità di essere positivi anche in situazioni dolorose o estreme come in malattie terminali, dipende dalla profondità spirituale raggiunta, dopo un lungo processo di crescita che porta una persona alla maturazione di un abbandono fiducioso e di speranza che va oltre la durata della vita temporale.

Ognuno di noi per doti genetiche, per le relazioni parentali, per gli incontri avuti nella sfera sociale, ha maturato una visione della sua vita che lo conduce a ritenere come vere e importanti le verità sull’esistenza, propria e del mondo, alle quali presta il suo assenso.

Sono le convinzioni profonde che guidano i nostri passi.

Che modifichiamo in base a nuove esperienze successive soprattutto se siamo in un atteggiamento interiore di ricerca della verità della vita. Valori interiori come amore e gratitudine, attesa fiduciosa, affidamento positivo, gioia e sentimento di partecipazione e unione con le altre persone, sono stati d’animo che predispongono nel mantenere lo stupore e la meraviglia sull’esistenza di me, degli altri e del mondo. Sopratutto a mantenere una fondamentale speranza nel faticoso cammino dell’esistenza.

Chiedersi:

  • Quanto vuol veramente guarire e star bene la persona che ho davanti?
  • Quanto i suoi disturbi dipendono primariamente da alterazioni funzionali d’organo e quanto invece debbo attribuirlo a disagio psichico e/o interiore?
  • Quanto il paziente è consapevole di sé e delle cause della sua malattia?
  • Quali sono le priorità esistenziali sulle quali si basa la consapevolezza di quella persona?

Per orientare la diagnosi, terapia e prognosi è necessario quantificare percentualmente le primarietà delle risposte a tali domande.

Questo significa orientare diagnosi, terapia e prognosi nel modo che è più idoneo alla soggettività del paziente e alla probabilità di successo terapeutico. Il fatto che queste considerazioni non vengano esplicitate nei corsi di studi accademici, e non rappresentino motivi di formazione professionale, non significa che siano di secondaria importanza. Un insegnamento delle discipline mediche, pensiamo debbano almeno accennare ad una apertura alle dimensioni globali di tutta la persona umana che è il soggetto della cura da parte di medici.

Durante la visita medica si richiedono tempi di ascolto e valutazioni che impegnano e coinvolgono il medico in prima persona in un processo di autoanalisi e confronto col paziente al quale lo stesso non può sfuggire.

Chiedersi sempre inoltre: Quanto incide il conscio e quanto l’inconscio?

Preparazione del Terapeuta

Remota. La formazione di chi si vuol occupare della cura dei disturbi e delle relative sofferenze delle persone colpite nella salute presuppone un cammino formativo che ha le radici nella filosofia di vita del terapeuta e nel suo sforzo di ricerca della verità esistenziale il cui fondamento sta nella persona umana.

Immediata.

  • Ascolto. Capacità di fare silenzio dentro di sé per concentrare l’attenzione sulla persona del paziente senza lasciarsi influenzare da impressioni superficiali. Non tutte le persone si manifestano allo stesso modo. Non tutte le percezioni sono esatte. Tutti i dati raccolti vanno verificati e costantemente aggiornati. Le persone pur restando se stesse, possono cambiare notevolmente il loro modo di pensare e di comportarsi in base all’esperienze della vita e agli incontri fatti;
  • Assenza di pregiudizio. Non avere fretta di classificare la persona che mi sta davanti prima di aver raccolto elementi sufficienti per un primo giudizio complessivo e provvisorio. Mantenere sempre uno spazio mentale di dubbio sulle proprie conclusioni;
  • Stato di domanda.
    • Raccolta della storia e dei disturbi con le parole del paziente stesso;
    • Domande mirate al chiarimento dei disturbi;
    • Visione di eventuale documentazione di ricerche di laboratorio o strumentali. Formulazione di una traccia di ricerca orientata alla verifica delle supposizioni che emergono dalla raccolta dei dati;
    • Presentazione e spiegazione della metodica della visita (breve, essenziale, mirante a giustificare i fondamenti fisiologici e la ragionevolezza delle procedure);
    • Che cosa vuole da me o cosa si aspetta da me il paziente (si risolve nella domanda per quale motivo è venuto nello studio?). Non sempre le motivazioni presentate dal paziente sono vere. E spesso le sue aspettative sono irreali;

Altrettanto importante è l’equanimità del medico nel raccogliere e ordinare dati sulla personalità del paziente, mantenendo un atteggiamento di ascolto interessato e volto alla ricerca di ciò che è opportuno dire e fare al presente. Che il paziente possa capire ed accettare, per il miglioramento della sua salute.

E’ necessario che chi si occupa di cura di una o più persone, ometta di giudicare secondo i propri principi personali per orientarsi con tutte le proprie potenzialità ad un’unica preoccupazione che risponde a questa domanda:

  • Cosa posso fare per aiutare la persona che ho davanti?
  • Di cosa ha bisogno adesso?
  • Che programma curativo e quale previsione di guarigione posso fare tenendo conto di tutti i fattori che ho raccolto?

Il giudizio da esercitare non deve essere quello della legge morale o di valori ai quali si aderisce, ma quello del valore inalienabile e primario che è costitutivo di ogni persona umana che non abbiamo il diritto di giudicare in base alle nostre categorie mentali, emozionali e secondo i nostri schemi mentali. Al medico è richiesto e compete far luce nello stato di salute fisica nella sua correlazione psicologica, e non ultimo, nella connessione tra patologia e il sistema delle concezioni di vita del paziente.

Si tratta di mettere al corrente il paziente, con gradualità e delicatezza senza menzogne e senza previsioni azzardate e catastrofiche delle conclusioni alle quali è giunto il medico.

Come descrivere l’infinita variabilità del dialogo esplorativo e relazionale tra medico e paziente tenendo conto delle aspettative e delle richieste di chi si aspetta la scomparsa dei propri disturbi, e spesso la soluzione automatica dei propri problemi? Quanto il paziente è disposto ad assumersi personalmente in carico?

Tenere sempre presente che: la malattia comunque si manifesti è sempre segno e prova necessaria di un salto qualitativo che la persona ha da fare per sé stessa.

La descrizione della metodica analitica consistente in test valutativi del tono e della resistenza muscolare del paziente ha nella sua applicazione sfumature di sensibilità e di percezione sensoriale e intuitiva che più che essere descritte devono essere sperimentate di persona.

Sono state create numerose tecniche, sia di analisi che terapeutiche con la kinesiologia in correlazione con la medicina cinese.

Queste tecniche sono utili per ristabilire buoni equilibri corporei atti a migliorare lo stato di benessere fisico che è alla base anche di quello interiore. Ma la variazione della risposta fisiologica ai test d’interrogazione sullo stato di salute fisico e sull’insieme dell’interiorità, non richiede solo tecniche, bensì formazione interiore e preparazione medica unita ad una sensibilità percettiva da acquisire col tempo e molta umile applicazione.

Commenti

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  1. Mary Delmedico ha detto:

    Buon pomeriggio,
    ho letto con molto interesse le metodiche con cui affrontate i vari casi e sono rimasta piacevolmente stupita di notare che finalmente ci sono medici che non si occupano solo di prescrivere farmaci che provocano quasi certamente effetti collaterali, ma vanno ben oltre e considerano tutti gli altri aspetti, compresi quelli emotivi, che variano da individuo ad individuo e che sicuramente hanno una grande incidenza sulla causa della malattia.

    Complimenti, continuate così, sono certa che è la strada giusta per arrivare a risultati più che positivi e soprattutto al risanamento fisico.

    Cordiali saluti
    Mary Delmedico

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