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Il Carattere dell’Acqua

scritto il 30 gennaio 2010 da Dr. Elio Sermoneta |  un commento  

Periodico: Diva e Donna
Data: 2006 – nr. 34
Autore: Paola Biondi

Viaggiare nell’elemento vitale per eccellenza con la fisica e la filosofia. È l’idea-base della ricerca di un medico giapponese, che dice:

Conoscere l’acqua significa conoscere l’universo.

Un mondo di cristalli d’acqua. È quello di Masaru Emoto, un medico giapponese classe 1943, il quale ritiene che tale microcosmo di riflessi e risonanze non è altro che uno specchio del macrocosmo che ci circonda. Sua è la ricerca affascinante, che ormai dura da anni, sulle variazioni microscopiche delle gocce d’acqua che analizza e poi fotografa, alla ricerca di risposte filosofiche più che scientifiche nel senso stretto del termine.

Influenzato dal Buddismo, lo studioso considera l’evoluzione ciclica della vita attraverso nascita e morte come un qualcosa di naturale: e questa corrisponde anche al viaggio dell’acqua. Una goccia scaturisce dalla sorgente, scorre, diventa parte di un essere vivente, vaporizza, torna nel mare…

Allo stesso modo l’individuo, dice Emoto, ritorna al Tutto: la goccia è ancora acqua, ma non è esattamente quella di prima. Tuttavia, la conoscenza che racchiude, le informazioni, si mantengono quando l’acqua gela. Esattamente come le azioni e le esperienze che le persone hanno vissuto rimangono intatte fra un’esistenza e l’altra. Conoscere l’acqua significa conoscere l’universo e il senso stesso della vita.

Ma il fatto curioso è che l’acqua cambia il proprio aspetto quando “ascolta” la musica, o quando “legge” delle parole; reagisce in maniera diversa se “capta” una preghiera, ma anche se “guarda” un bel programa in tv.

Se tale sensibilità apre la porta alla bellezza in assoluto, quanto può essere importante anche per la salute?

Elio Sermoneta è un medico odontoiatra italiano specializzato nella cura delle patologie posturali riconducibili a disturbi dell’articolazione mandibolare, ma anche lui da anni “studia” l’acqua (vedi www.acquainformata.eu, ndr) curando con essa i pazienti.

Perchè “acquainformata”?
Domandiamoci come mai la medicina ufficiale non si occupa dell’acqua, di cui siamo fatti al 70 per cento. Non sarà mica solo idratante! Le cellule si fermano se non c’è acqua; il primo effetto della sua mancanza è il crollo della coscienza del tempo e dello spazio. Tuttavia l’acqua non è solo un veicolo di sostanze e di elettroliti come il sodio e il potassio, ma anche di informazioni. E questa proprietà può diventare molto utile.

Conosce Masaru Emoto?
L’ho incontrato di persona: egli metteva delle gocce d’acqua nelle “vaschette di Petri”, quei contenitori rotondi di vetro che servono per le colture batteriche, e le congelava a -5ºC. Poi osservava al microscopio il cristallo che si formava in cima alle gocce congelate, il cui “comportamento” cambiava in base agli stimoli di diverso tipo a cui era sottoposto.

Che cosa pensa della sua tesi?
La sua tesi dimostra che l’acqua è sensibilissima alle influenze esterne. È una sostanza che solo all’apparenza è semplice, poichè la sua molecola è formata solo da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, ma in realtà è ancora un mistero perchè le sue molecole si aggregano fra di loro a seconda delle “vibrazioni” che recepiscono all’esterno.

A che cosa serve, in pratica?
Questo meccanismo ci permette di trasferire informazioni e sta alla base del funzionamento dei Fiori di Bach. Invece i farmaci tradizionali sono un’insieme di sostanze chimiche che, una volta immesse nell’organismo, non controlliamo esattamente. Certi antibiotici non funzionano più e allora si è costretti a creare molecole sempre più aggressive per l’organismo. E poi le dosi. Ognuno di noi è diverso e quindi la posologia deve essere soggettiva, non un tanto al chilo; paradossalmente per i bambini, è questa!

E allora come si fa?
Come esistono apparecchi, tipo l’elettroencefalografo, che registra l’attività cerebrale, allo stesso modo esistono delle “macchine di biorisonanza” che colgono le differenti frequenze elettromagnetiche emesse dalle nostre cellule. Queste macchine sono in grado di registrare anche la presenza di virus o di batteri che infettano il nostro organismo, i quali, benchè non abbiano ancora dato nessun sintomo conclamato, si manifestano sottoforma di astenia o di altri malesseri.

Come funzionano?
I virus, per esempio, vengono individuati da caratteristici picchi che si riconoscono sul tracciato. Invertendo l’onda di questi picchi si può come “rimandarli indietro” e quest’onda “alla rovescia” diventa una specie di raggio disintegratore nei confronti del virus.

Adesso entriamo nella fantascienza…
Eppure funziona. Naturalmente bisognerebbe stare attaccati alla macchina per tutta la durata della cura e ciò è scomodo. Ecco quindi che entra in scena la proprietà che l’acqua ha di trasportare le informazioni: con la stessa macchina, è possibile “informare” una certa quantità di acqua di questi agenti patogeni, il paziente la assume a gocce e l’effetto finale è terapeutico.

Allora la chiave di tutto sta nei campi elettromagnetici?
Noi siamo abituati a considerare la realtà solo con i cinque organi di senso, ma se invece andiamo a scomporre la materia, arriveremo a particelle elementari, che non si comportano come particelle, ma come onde elettromagnetiche. Questo ce lo dice la fisica quantistica, che purtroppo non è ancora entrata a far parte integrante della maniera di concepire il mondo, anche se le antichissime popolazioni avevano intuito questa verità e il fisico Max Planck, già ai primi del ‘900, sosteneva che la materia in fondo non esiste.

Era una provocazione…
No, lo aveva dedotto dai suoi studi. Del resto lo stesso Albert Einstein ha dimostrato cose di cui però si fa ancora oggi fatica a tener conto. Noi siamo parte integrante della Natura, la differenza è che noi ne abbiamo coscienza. Addirittura esiste una teoria che si chiama “principio antropico”, secondo cui il mondo esiste solo perchè qualcuno lo osserva. E questo “osservatore” è l’uomo. Parla dell’argomento l’astrofisico inglese John D. Barrow in un libro (scritto con Frank J. Tipler, edito da Adelphi nel 2002, ndr) e sostiene che “le proprietà dell’universo che noi siamo in grado di studiare sono relative all’evoluzione e alla capacità di coscienza degli esseri umani”. Del resto anche nella Genesi si legge che “è l’uomo che dà il nome (cioè il senso) alle cose”. Ma questo può essere materiale per un’altra chiacchierata!

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