Il comportamento del Cervello (riflessioni)

scritto il 30 gennaio 2010 da Dr. Elio Sermoneta |  un commento  

Riflessioni sul comportamento del Cervello e le potenzialità relative alla sua percezione meta-sensoriale.

Intendiamo tutte quelle percezioni che registriamo quando incontriamo altre persone, quando ci troviamo in contesti ambientali diversi, quando mettiamo in azione tutte quelle capacità di percepire che esprimiamo con vocaboli come: sensitività, percettività, intuitività, veggenza, telepatia ecc.

Utilizzando un’analisi basata sulle risposte automatiche, cioè riflesse, ho potuto constatare reazioni fisiologiche dell’organismo che superano la normale comprensione biologica e sono ripetitive e riproducibili anche da altri operatori. Mi riferisco alle risposte automatiche dei riflessi quando stimolati da semplici domande verbali o mentali che un operatore pone al paziente riguardo alle sue abitudini di vita e allo stato di salute. Siccome non tutte le domande che un clinico si pone sono conosciute dal paziente, come è possibile che l’organismo moduli una risposta negativa o positiva che, se ben interpretata, corrisponde alla verità richiesta?

Ipotizziamo una comunicazione non verbale ma reale, tra la parte consapevole e l’inconscio sia del paziente che dell’operatore.

Ma quando l’operatore chiede risposte a quesiti tecnici non conosciuti dal paziente, chi risponde positivamente o negativamente con la dovuta cognizione e competenza?

Significa che c’è uno spazio di conoscenza non conosciuta ma alla quale è possibile attingere se interrogata, la cui via di comunicazione non si svolge nell’ambito della coscienza vigile ma dell’inconscio?

E ancora.

Con la metodica dei test è possibile “interrogare” una persona relativamente allo stato di salute di un’altra non presente. Significa seguire quindi una diagnosi a distanza? L’esperienza di questi test ci fa registrare un’alta percentuale di successi.

Procedendo con ordine con ciò che sappiamo.

Gli stimoli necessari per ottenere risposte, possono essere sia endogeni che esogeni.

I recettori cutanei, disseminati con maggiore o minore intensità, su tutta la superficie del corpo registrano la presenza delle sostanze materiali, solide, liquide, e gassose, che vengono in contatto con la pelle ed anche le energie nelle diverse forme e i campi elettromagnetici.

L’organismo reagisce a sua volta modulando i suoi parametri vitali come la velocità di circolo, la frequenza cardiaca, l’increzione ormonale ecc., e il tono muscolare. Se lo stimolo non è troppo forte, tale da essere avvertito a livello cosciente, le variazioni dei parametri fisiologici non verranno avvertiti chiaramente, ma più spesso come sensazioni. Questo significa che non tutti gli stimoli ambientali vengono percepiti coscientemente dalla nostra attenzione vigile.

Ma il cervello riceve ugualmente e immagazzina percezioni dagli organi di senso in quantità maggiore di quanto ce ne rendiamo conto.

Inoltre.

La ricerca nel campo delle neuroscienze, ci informa che i neuroni cerebrali sono sensibili a campi elettromagnetici dell’ordine del milionesimo di volt.

Questo significa che la percezione non è solo un semplice fenomeno ricettivo legato agli organi di senso, ma che il cervello entra con una sua propria “percezione” nell’interazione con l’ambiente e le persone che ci stanno attorno.

Questo significa che le informazioni non sono solo quelle ricevute dai recettori sensoriali, ma c’è un arricchimento ulteriore per una percezione “propriamente” cerebrale che a livello conscio si esprime nelle sensazioni che un ambiente o l’incontro con persone ci suscita. Ne teniamo conto quando dichiariamo di non affidare il nostro giudizio alle apparenze.

Nel mio caso.

Se devo cercare un rimedio o un farmaco che sia più rispondente in una specifica patologia e non so quale sia il rimedio o il farmaco più efficace e tollerato, inizio la ricerca col test di efficacia e tolleranza sul paziente stesso, analizzando, in ordine di importanza, sostanze e prodotti disponibili al momento sul mercato. Quasi ovvio dire che, preliminarmente, l’attenzione del test sarà orientata sui prontuari delle case produttrici di farmaci e rimedi di varia composizione.

Per la stretta interconnessione e interazione tra il nostro organismo e l’ambiente che ci circonda il nostro cervello è un organo capace di ricevere stimoli ed informazioni non solo dagli organi sensoriali ma da tutti i campi elettromagnetici che ci circondano.

Questi campi sono prodotti dalle cariche elettriche delle materie di cui sono fatte tutte le cose che stanno attorno a noi. Ma anche gli organismi viventi, e quindi le persone che emettono, per l’attività elettrogenetica delle cellule e dei loro costituenti, campi elettromagnetici biofisici. C’è quindi una interconnessione e interazione fra le particelle atomiche sia della materia circostante che delle cellule organiche. L’idea la possono dare le connessioni che ci sono tra le maglie di una catena di trasmissione, dove l’azione di un elemento della maglia interagisce sull’altra.

Ciascuno di noi, e di conseguenza tutti gli organismi viventi, interagiscono incessantemente con le stimolazioni sia interne che esterne all’organismo. Intendo dire che la vita organica, la nostra, è costantemente sollecitata da stimoli che provocano risposte, e viene modulata nell’organismo sia attraverso le forze e le energie presenti nella materia di cui è costituito il corpo, sia per l’azione della luce, dell’aria e delle sostanze materiali che compongono l’ambiente in cui viviamo.

Noi non possiamo sfuggire all’azione della realtà materiale che ci circonda. Facciamo parte integrante ed inseparabile del mondo circostante.

Le condizioni di luce, temperatura, umidità, composizione e percentuale di ossigeno dell’aria, i materiali coi quali sono costruite le case, e non ultimo le persone con le quali viviamo a contatto, esercitano influssi ai quali l’organismo reagisce continuamente. Questi stimoli che costantemente colpiscono la nostra persona inducono variazioni modulanti la salute funzionale del nostro corpo con ripercussioni anche nella sfera psichica.

Le interazioni tra organismo ed ambiente tenderebbero a modificare la stabilità di valori organici (come la temperatura corporea, l’increzione ormonale, il ritmo cardiaco, la sudorazione ecc.) se non ci fosse la capacità da parte del corpo di auto regolarsi per mantenere quello che il fisiologo Cannon chiamò ”omeostasi”, cioè l’equilibrio interno indispensabile al mantenimento della vita.

Anche la percezione sensoriale avviene allo stesso modo. Gli organi di senso sono stimolati da onde elettromagnetiche come i colori, le onde sonore, l’intensità della luce. Ma la percezione sia interna all’organismo che esterna, che proviene dall’ambiente, non si limita ai cinque organi corporei (vista, gusto, udito, odorato, tatto). All’interno del corpo sono disseminati in posizione strategica cellule specializzate, dette recettori, con il compito di informare il cervello di tutte le variazioni che possano portare a modifiche poco o nulla compatibili con la vita. Tutti gli “stimoli” sia interni all’organismo sia provenienti dall’esterno vengono “registrati” e “tradotti” in impulsi elettro-chimici (quindi con potenziali d’intensità di frequenza e di ampiezza generanti campi elettromagnetici). Questi stimoli vengono inviati al cervello per le vie nervose afferenti; la decodificazione e la valutazione degli impulsi ricevuti vengono elaborati dalle reti neuronali per una programmazione e una risposta fisiologica atta a mantenere costanti le condizioni interne dell’organismo.

Questo lavoro di ricezione, registrazione, informazione al livello centrale, programmazione e impulsi ordinati dalle centrali cerebrali per l’adattamento alle mutate condizioni sia ambientali che interne al corpo stesso è incessante.

Il cervello non si ferma mai.

Tutto questo avviene automaticamente e senza interferire con l’attività della coscienza vigile. che è solo una piccola parte dell’intera coscienza (secondo i fisiologi e i neuro scienziati si tratta del 5% della coscienza totale).

Ma noi sperimentiamo percezioni dell’ambiente e delle persone che incontriamo che sono diverse e variate. Sensazioni, emozioni più o meno definite e definibili, ma che ci fanno sentire più o meno bene; nelle quali ci sentiamo più o meno a nostro agio. Non si tratta solo di percezione sensoriale ma di una percezione emotivo-sensitiva che ci dà come risultato giudizi di valutazione. Avvertire agio o disagio dipende da una sensibilità che abbiamo tutti, ma che non tutti abbiamo allo stesso modo. Certo i sensi corporei ci danno costantemente informazioni dell’ambiente materiale ed umano nel quale ci troviamo. Ma c’è un qualcosa di più nella “percezione globale”, per la quale formuliamo quelle valutazioni qualitative e quantitative che arricchiscono il patrimonio conoscitivo della nostra consapevolezza, e ci servono da guida nei giudizi e nel comportamento. Ne risultano sentimenti ed emozioni che sono una componente importante per l’orientamento nelle decisioni e per la memoria del vissuto.

Le emozioni? Nessuna attività cerebrale è mai disgiunta da un colorito emozionale. Anche la progettazione e la programmazione e il controllo esecutivo delle decisioni e delle azioni, che sono processi svolti dai lobi frontali, hanno una carica emozionale in quanto le reti neuronali si connettono con i nuclei della amigdala e dell’ippocampo, aree del controllo emotivo.

La memoria? Alcuni vissuti e fatti della nostra vita rimangono quasi intatti nella nostra memoria. Altri, tanti altri non li ricordiamo più. Gli studiosi del profondo ci dicono che li abbiamo rimossi per varie ragioni. Ma con opportune tecniche, come l’ipnosi, è possibile farli riaffiorare alla memoria vigile. Come la coscienza anche la memoria disponibile al ricordo è solo del 5%. E’ comprensibile che se ne potessimo disporre di più, sia di coscienza che di memoria, ne saremmo avvantaggiati. Soprattutto almeno per quanto riguarda il controllo cosciente dello stato di benessere sia fisico che psichico, cioè mentale ed emozionale.

Ma allora che “organo” agisce e funziona in questo tipo di “percezione”?

Come abbiamo già detto, i neuro scienziati e biofisici ci informano che i neuroni cerebrali sono altamente sensibili a campi di frequenza dell’ordine del miliardesimo di volt. Tutte le sostanze materiali presenti in natura o lavorate dall’uomo sono costituite da molecole ed atomi che sono tutte polarizzate con carica elettrica positiva e negativa. Anche gli organismi viventi sono costituiti di materia, ma hanno per la loro esistenza, attività fisiologiche. Questo in pratica significa che sono capaci di interagire con l’ambiente, mantenendo stabile il loro metabolismo interno.

Pur essendovi differenti livelli di sviluppo nella memoria e nella coscienza dell’ambiente che ci circonda, tutti gli organismi viventi recepiscono e percepiscono, alcuni più dell’uomo, segnali dell’ambiente ed anche da altri esseri animati che sono presenti vicino a loro. Si tratta di ricezione di campi elettromagnetici deboli e ultra deboli prodotti da mutate condizioni ambientali ed anche dalla presenza di altri esseri che ci stanno intorno. Interessante notare come spesso gli animali sembra che ci leggono nel pensiero prima che noi moviamo azioni nei loro confronti. La capacità di avvertire dove e con chi vi è presenza di pericolo. O la sensibilità alle onde sonore ultra deboli che precedono i terremoti e le tempeste. Tutto questo comporta una percezione estremamente sensibile che è evidente che non risiede solo negli organi di senso strettamente intesi. In quale organo ricettivo collocare tutte le sensazioni con le quali veniamo avvertiti di situazioni favorevoli o pericolose per la nostra vita, o le impressioni che ambienti nuovi, incontri con persone ci fanno e che sono motivi determinanti i nostri comportamenti?

Commenti

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  1. Khristine Parisi scrive:

    Condivido pienamente questa tesi. Le mie esperienze personali e professionali me ne danno continue conferme. Aggiungerei che si potrebbe ampliare il concetto di “memoria cerebrale” a tutti gli apparati di un organismo vivente.
    Frequentemente ho riscontrato che la memoria animico-psico-fisica a livello del muscolo interessato da un trauma viene “ri-dimensionata” se gli si comunica un’informazione “ri-equilibrante” consentendone il recupero completo ed integrato.
    Grazie.

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