Il moto è nelle soste

scritto il 30 gennaio 2010 da Ing. Claudio Cardella |  un commento  

Periodico: Parsifal
Data: marzo 1999 – nr. 0
Autore: Ing. Claudio Cardella

Il vecchio “Pan”, che per gli estranei era il professor Francesco Pannaria, pur avendo lasciato questa terra già da un pezzo, continua a darmi filo da torcere. D’altronde quando lo conobbi, lui aveva ottant’anni suonati e quasi novantasette quando se n’è andato lasciandomi in consegna i suoi scritti e la biblioteca. I libri non li trattava bene di certo, o forse si, perchè in fondo sono interlocutori in lingua scritta.

Sta di fatto che quelli più amati sono decisamente malridotti, consunti e zeppi di sottolineature e note a margine di soddisfatta approvazione o di violento dissenso per i contenuti del testo: graffiti ove traspare ancora il carattere e la vivacità del loro autore. I libri di cui Pan importava meno godono invece di buona salute, alcuni sono integri, appena sfogliati, o addirittura intonsi. Recentemente mi è capitato di scoprire, per puro caso perchè nascosta nel foglio interno del risvolto di copertina di uno di quei libri “vissuti”, questa iscrizione in bella grafia: Il moto è nelle soste. Sosta è scambio tempo – non tempo e la sosta “atto di scambio” è ‘L’Amor che muove il sole e l’altre stelle’. Credo che meriti qualche riflessione.

Nella ricerca delle cause, giungiamo necessariamente a concepire una forza più grande delle altre, quella che le sorpassa tutte, compreso il pensiero; che le traduce da potenza in atto, che le domina consentendo o negando la loro azione. Gli antichi l’hanno raffigurata con l’Amore, tuttavia qui il vocabolario c’inganna, perchè la parola evoca un’immagine infedele e di valore esclusivamente simbolico. L’amore di cui si sta dicendo è in realtà il fondamento dell’amore inteso nel senso ordinario del termine, ma è anche il presupposto di molte altre cose che non siamo soliti collegare all’amore. In questo senso più ampio va inteso l’ultimo verso della Divina Commedia. L’amore è sia attrazione, sia repulsione. Più fedelmente è Affinità.

L’affinità è un abisso. Il moto. La gravità. Il campo magnetico. L’attrazione o la repulsione dei corpi portati ad un potenziale elettrico. La combinazione chimica. La dissoluzione. L’ordinamento delle molecole di cristallo. La pressione dei gas. L’osmosi. Il moto browniano. La flocculazione. La coesione. Il tropismo. La nutrizione. L’assorbimento. La tintura. La fecondazione. La cariocinesi. La mineralizzazione specifica dei tessuti viventi. Il desiderio, il sentimento. Il senso d’orientamento. La socialità. Il senso religioso. Il senso estetico. L’elenco trascura più di quanto include. Si pensi ad ogni parola; ciascuna è un capitolo dell’affinità da meditare. Per questo è un abisso.

L’amore non è dunque solo un sentimento. È nel minerale, nella materia bruta e nella materia viva. È una forza della fisica, una forza della chimica, una forza della biologia, una forza della psicologia. Il suo intervento nel processo del pensiero è stato misconosciuto, con grave danno per la filosofia. I grandi eruditi sciorinano che gli dei degli antichi erano assoggettati alle passioni umane, ed è quanto sanno dirci sull’amore. Ma non spiegano perchè Eros il dio bambino figlio d’Afrodite Urania, che Parmenide chiama “la più vecchia delle Moire” e che Lucrezio invoca come orbis totius alma Venus, era stato chiamato dal destino a regnare su tutti gli dei dell’Olimpo.

Il moto è nelle soste. Moto, tempo e spazio formano una trinità fisica universale, così come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo costituiscono la trinità divina. Sono inseparabili e costituiscono la triplice condizione d’ogni divenire. Il moto congiunge il tempo allo spazio e li misura, così come lo Spirito Santo rivela il Padre e il Figlio.

Il tempo e lo spazio sono due forme distinte di una stessa cosa: lo spazio riveste l’estensione dei corpi, il tempo riveste il loro incessante divenire. Ogni fenomeno è materia in attività di scambio, poggia sempre su due soggetti e si produce sempre a spese di un capitale accumulato, la forma potenziale che si trasforma dapprima in forza viva, ossia agente, poi in lavoro. Lo scambio è un atto di moto tra due termini visibili, è il travaso di un contenuto che passa da un livello più alto ad uno più basso. Che si tratti della caduta di un grave, d’un legame chimico, di una radiazione elettromagnetica o di una fecondazione, i due termini visibili, -maschile e femminile, attivo e passivo, positivo e negativo- sono i due vasi, i recipienti di un contenuto che invece rimane invisibile, per quanto sia la causa e il motore del fenomeno: non siamo in grado di vedere direttamente né la massa, né l’elettrone, né il campo elettromagnetico, né lo spirito seminale. L’agente essenziale, l’amore, è proteiforme e assume ogni sembianza, pur restando sempre invisibile. La meccanica quantistica non ha ancora compreso il ruolo decisivo dell’amore, ma ne ha intuito l’esistenza e all’atomo d’amore ha dato il nome di quanto elementare d’azione: genera l’energia (equazione di De Broglie), anch’essa invisibile, che si manifesta attraverso il lavoro.

Il lavoro è l’ente fisico realmente osservabile nei mutamenti ed è l’effetto di un ritorno allo stato neutro, alla quiete momentanea, alla serenità. Ogni lavoro implica perciò una sosta, a conferma la saggezza antica narra di una creazione compiuta in sette giorni, con l’ultimo giorno devoluto al riposo. Non come premio alla fatica del creatore, l’Onnipotente non ne aveva certo bisogno, ma come condizione necessaria alla conservazione del creato. L’energia potenziale generatrice d’ogni moto s’esaurisce durante lo scambio, deve essere dunque reintegrata quando il lavoro è compiuto. Ciò impone una sosta al moto; durante la sosta il tempo esce dalla scena fisica, -perchè il tempo esiste soltanto nei mutamenti-, e cede il posto allo sfondo atemporale del retroscena, ove s’appronta un nuovo divenire. Il moto è nelle soste come la musica è nel silenzio: senza battute d’arresto non si fa musica. La radice logica della visione quantistica è interamente contenuta in quella sosta, il settimo giorno della creazione. La sosta interrompe la durata, la rende discontinua, la quantifica, al pari della forma geometrica che delimita e quantifica l’estensione del corpo, poichè, come ammoniva Girolamo Cardano, niente è tanto piccolo da poter provenire dal nulla.

La visione quantistica afferma l’individualità negando il vuoto: decaduta la continuità dello spazio e del tempo per la contradizion che nol consente, -come diceva Dante-, la fisica interazione tra individui richiede un ambiente reale e continuo nel quale ciascuno dei fenomeni nasca, si svolga e muoia: è la tela su cui il divenire dipinge le vicende del mondo. La visione quantistica ha in serbo ancora molte conseguenze con cui la fisica futura dovrà fare i conti.

Per citarne una, il Principio di Esclusione di Pauli decreta, in ultima analisi, che ogni fenomeno fisico è unico e irripetibile, individuale come gli esseri viventi. Un essere vivente è un seme ordinatore che ha beneficiato di uno sviluppo completo grazie al nutrimento fornito dagli elementi esterni, che esso ha saputo assimilare e ordinare secondo la propria forma. La parola forma ha qui il senso che le dà il filosofo, ossia l’insieme dei caratteri specifici e inidividuali. La forma è l’espressione realizzata dall’idea. L’idea è immateriale con ogni evidenza: precede la formazione delle specie e degli individui. È il progetto dell’architetto che orienta le linee di forza costruttrici. L’idea governa il mondo: la troviamo nella soluzione satura prima della cristallizzazione, poi nella disposizione dei cristalli con angoli costanti e con parametri razionali, nella germinazione, nelle singole cellule e nei corpi interi, nei rapporti matematici tra le orbite degli astri. L’idea immateriale s’imprime nella materia e la dispone secondo la propria impronta e la percepiamo solo quando è congiunta alla materia.

Tuttavia considerata come elemento intellettuale, essa può attenuare la propria connessione con la materia fin quanto le basta per essere trasmessa: un concetto matematico può raggiungere un grado d’astrazione talmente alto da diventare puro simbolo. In questo caso l’idea intellettuale raggiunge l’immaterialità dell’idea iniziale anteriore all’esistenza naturale degli esseri, omologa di un’idea finale sublimata e conseguente ad un intenso sviluppo della coscienza individuale. Complesse, semplici o elementari, tutte le idee dell’universo sono coerenti tra loro, ma la coerenza esige un rapporto congruo. Ci appaiono incoerenti quando non siamo in grado di rintracciare i loro corretti rapporti. Deve dunque esistere un termine comune, un nodo che riunisce i legami di tutte le idee e risolve ogni antinomia, un pensiero unico da cui tutti gli altri scaturiscono come differenziazioni e frammenti. La stessa unità del mondo presuppone lo sviluppo unitario della conoscenza. La sola certezza che il nostro pensiero è capace non di conoscere tutto, ma di entrare in contatto con ogni cosa, già fornisce la nozione dell’unità dell’idea.

Commenti

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  1. hoga scrive:

    interessante

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