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Il ruolo dell’acqua nella materia vivente

In che modo un fisico può essere di aiuto al medico per comprendere i problemi della medicina? Nell’ultimo secolo il mondo della biologia ha cercato di darsi uno status scientifico paragonabile a quello che la fisica aveva raggiunto in precedenza. Il cammino della fisica è stato negli ultimi secoli analogo al cammino che un ragazzino vispo ed intelligente fa quando gli si regala un giocattolo. Cosa fa? Prima comincia a giocare usando le regole scritte nel foglietto di istruzioni del giocatolo. Dopo un pò ne ha abbastanza e , se è abbastanza vispo, rompe il giocatolo per vedere come è fatto dentro, dopodiché allinea in bell’ordine tutti i pezzettini sul tavolo. Il giocatolo non c’è più tra la disperazione di chi gliel’aveva regalato, ci sta soltanto un numero gigantesco di pezzi. Il bambino è passato dalla fase descrittiva della scienza, quella in cui uno registra i fenomeni e cerca di descriverli il meglio che può, alla fase invece dinamica e cioè cercare di capire come funziona quella cosa. Ci stanno due livelli di comprensione: il livello descrittivo ed il livello in cui invece si cerca di intuire quale sia la legge di formazione del fenomeno.

La scienza è stata finora capace di ricondurre ogni avvenimento biologico ad un insieme ordinato di sequenze di reazioni chimiche, ognuna delle quali avviene in un sito determinato ad un tempo determinato. Questo insieme di reazioni chimiche obbedisce a ”codici biochimici” ben precisi per cui solo un certo numero di incontri tra le molecole date può avvenire, mentre gli incontri non previsti dal codice non possono aver luogo. Come mai?

Mettetevi nei panni di una molecola che deve andare ad incontrare un’altra per obbedire ad un codice chimico; mentre è in viaggio per andare ad incontrarla le si para davanti una terza molecola che non c’entra niente e con aria seduttiva le dice: “te la faresti una reazione chimica con me?” Cosa può rispondere la molecola ? : “Ora non posso, io sono già fidanzata con quella lì” . A parte che questa è una metafora, però, nella realtà, fuori di metafora, come succede questo? Beh, a questa domanda la scienza convenzionale non da risposte, e come a tutte le domande a cui non si sappia rispondere si ignora la domanda. Secondo problema, abbiamo bisogno di un altro mistero; perché poi i misteri si elidono a coppie; abbiamo illustrato il primo mistero doloroso della biologia molecolare, nel secondo mistero doloroso, si contempla il fatto che di tutte le molecole che compongono la materia vivente, il 70% in peso, ma il 99% come numero di molecole sono di acqua. La differenza di fatto è che le molecole d’acqua sono leggere e le altre sono pesanti, però il numero di molecole che compongono la materia vivente per il 99% è di acqua. Che cosa vuol dire? Che tutte le molecole comunemente studiate nella biologia molecolare con un successo indiscutibile: proteine, acidi nucleici, vitamine, ormoni, e chi più ne ha più ne metta, sommano insieme solo 1% del totale mentre l’altro 99% è acqua. E perché non studiate quel 99%? Permettetemi uno scherzo: c’è un eminente politico italiano di cui non faccio il nome, che ha detto una volta che la storia la fanno le minoranze illuminate. Si vede che i biologi hanno la stessa teoria e quindi la biologia la fanno le minoranze molecolari. E l’acqua non è illuminata? Perché l’acqua non viene considerata? Addirittura si arriva al punto che un altro eminente farmacologo (di cui continuo a non fare il nome perché bisogna essere anonimi più possibile – non personalizzare mai), l’altro eminente farmacologo italiano dice che il farmaco omeopatico è nulla. Come è nulla? E’ ACQUA! Perfino gli omeopatici sono portati a diventare succubi di questa visione, ormai vanno a dosi infinitesime; dosi infinitesime di che cosa? Della specie molecolare di partenza. Quando uno ha diluito duecento volte è normale che di materia molecolare non c’è più niente. Quindi non è dose infinitesima – è dose nulla. Allora non do niente? Ma scusate, l’acqua che cos’è? L’acqua non è fatta pure lei di molecole? Quindi il farmaco omeopatico non è una dose infinitesima, è una dose ponderale di acqua. Acqua? Si! Noi siamo fatti al 99% di acqua e mi pare giusto che uno affronta i problemi di un organismo vivente tenendo conto di come è fatto. Noi siamo fatti per il 99% di acqua e quindi chi ci viene in soccorso deve essere fatto d’acqua pure lui. E che fa tutta quest’acqua? Nel paradigma in cui le molecole sono considerate unicamente come soggetti chimici, cioè come oggetti capaci di fare reazioni chimiche, siccome l’acqua non è un reagente chimico, la molecola d’acqua non serve a niente. Mica esistono solo le reazioni chimiche in questo mondo; che altro può fare l’acqua escluse le reazioni chimiche? Se mettiamo insieme la risposta a questa seconda domanda troveremo la risposta anche alla prima. Allora, sperando di avere destato la vostra curiosità su questo problema, dove vado a parare? Sto cercando di seguire la trama in un romanzo giallo. Adesso torniamo a trovare una soluzione al problema dell’incontro delle molecole. Notate bene che questo non è un mio colpo di genio; questo problema, cioè come fanno le molecole ad incontrarsi, è stato sollevato da grandi scienziati . Cito due che sono due grandi padri della biologia moderna, uno è un ungherese poi diventato americano Albert Szent-Györgyi , premio Nobel per la biologia per avere trovato il meccanismo della contrazione muscolare, e l’altro è Gerald Edelman che è quello che ha scoperto la struttura delle immunoglobuline, e tutti e due si sono posti la stessa domanda: come fanno le molecole ad incontrarsi senza errore, senza mai avere incontri spuri, incontri non voluti che danno luogo a specie molecolari che non c’entrano niente? Come mai non ci sono errori biochimici? Non solo, ma questi incontri molecolari avvengono in velocità, le molecole non perdono tempo a cercarsi, in un certo punto c’è la molecola H che deve incontrare quella K…mettetevi nei panni della molecola H. Di solito è un colpo di fortuna trovarla lì a due passi, quindi deve cercare dove è K…si può pensare che passerà un sacco di tempo prima che tutte le reazioni avvengano. Per niente – queste reazioni avvengono in velocità . Vuol dire che c’è un qualche messaggero che piglia per mano le molecole, le porta all’incontro e lì fa incontrare solo le molecole giuste ed evita gli incontri con molecole sbagliate. Chi diavolo è questo messaggero?

Essendo io di costituzione conservatrice non mi metto ad immaginare cose da scoprire, ma cerco nell’armamentario delle cose già scoperte chi può essere un messaggero che oltre tutto deve operare a lunga distanza, perché non è detto che le molecole siano attaccate una all’altra, magari la molecola che deve incontrare sta a una certa distanza, quindi le molecole devono avere occhi per guardare lontano, non devono essere miopi. Questo messaggero esiste in natura e si chiama campo elettromagnetico come viene dimostrato dall’esistenza della radio, della televisione, i segnali del campo elettromagnetico viaggiano e viaggiano veloci, alla velocità della luce. Questo è un candidato e in effetti questa possibilità venne avanzata già un secolo fa da tutti i pionieri dell’elettromagnetismo incluso Guglielmo Marconi che concepiva la materia vivente come un insieme di oscillatori elettromagnetici accoppiati. Le molecole non sono soltanto agenti chimici ma essendo fatti di particelle cariche(nuclei, elettroni) una molecola è anche una antenna. Infatti una antenna è un insieme di cariche elettriche oscillanti. Il ruolo delle molecole non solo come agenti chimici ma anche come antenne deve essere preso in considerazione. Però abbiamo un ostacolo. Fino a prova contraria le antenne per emettere devono essere attaccate a una spina e una presa. Dove sta la spina e dove sta la presa? Noi non abbiamo né l’una né l’altra. Allora, chi dà l’energia necessaria alle antenne per produrre il campo elettromagnetico? Uno può rispondere subito, ingenuamente, e la risposta è sbagliata: è il metabolismo. Se facciamo un po di conti vediamo che tutta l’energia che noi in una giornata prendiamo dal sole, dal cibo, da quello che volete voi , dal calore esterno ecc. basterebbe a far fare a ognuna delle nostre molecole un paio di oscillazioni al giorno – troppo poco, un’antenna ne deve fare molte di più. Quindi l’energia del metabolismo non è l’energia motrice del organismo, ma è l’energia di guida, è paragonabile all’energia che io devo impiegare per tenere il volante dell’automobile, non è questa energia quella che fa andare avanti l’automobile, quella energia esce dalla benzina. Allo stesso modo facendo un paragone militare l’energia prodotta dal missile nella testata nucleare che distrugge una città non è l’energia del dito del militare che preme il bottone che fa partire il missile. Quindi l’energia del metabolismo corrisponde all’energia che fa partire il processo ma non l’energia che fa in effetti il lavoro. E allora quest’energia da dove viene? Di fronte all’impossibilità di rispondere a questa domanda un secolo fa la biologia elettromagnetica dovette tacere temporaneamente e cedere il posto alla biologia chimica. All’inizio del novecento c’erano almeno altrettanti cultori di biologia elettromagnetica di quanti non ce ne fossero di biologia chimica, però dovettero soccombere di fronte all’impossibilità di rispondere a questa domanda e quindi 1 a 0 per la biologia chimica, però il pareggio 1 a 1 viene di fronte all’obbiezione che ho fatto prima: voi chimici come spiegate il fatto che le molecole si incontrano? Capite quindi che i problemi da risolvere c’è ne sono, non è tutto cosi chiarito. Adesso la soluzione è fornita dalla fisica quantistica. Fatemi dire in due minuti la differenza che c’è tra la fisica classica e la fisica quantistica. La fisica classica si fonda sul concetto che la realtà è decomponibile in corpi indipendenti tra di loro, cioè ogni corpo, ogni pezzo di universo è isolabile in principio dagli altri, cioè lo allontano dagli altri e man mano che lo allontano quello si chiude in se stesso e non scambia niente con nessuno. Questo sta scritto nel principio di inerzia: un corpo isolato, quindi vuol dire che io debba ammettere che i corpi siano isolabili, un corpo isolato è sostanzialmente passivo, un corpo isolato cambia il suo stato di moto solo se qualcuno lo forza. Quindi, la concezione della fisica classica è una concezione in cui la materia è passiva e incapace di attività, ma questo è platealmente smentito dalla presenza di esseri viventi: il gatto…non parliamo di noi perché non bisogna mai parlare di se stessi, il gatto mica è passivo; se io prendo con la mano sinistra una pietra e con la mano destra un gatto e apro le mani simultaneamente quelli cadono e impiegano rigorosamente lo stesso tempo a raggiungere il pavimento il che al fisico meccanicista fa venire un sorriso di trionfo: avete visto che il gatto e la pietra obbediscono alla stessa legge fisica? Si, fino a questo momento, ma una volta raggiunto il pavimento la pietra resta là e il gatto ha una pluralità di scelte possibili: può scappare, può aggredirmi e graffiarmi, può fare un’altra cosa, può miagolare e lamentarsi, insomma, può fare molte cose, quindi c’è una differenza. Un altro esempio per dimostrare la passività: prendiamo sempre il nostro gatto che oramai è il nostro interlocutore privilegiato; teniamolo a digiuno per alcuni giorni: lui ormai è ai limiti della fame e ha poche gocce di energia rimaste, insieme a lui mettiamo un’automobile con serbatoio pressoché vuoto con pochi decilitri di benzina. Mentre il gatto adopera le poche gocce di energia che gli sono rimaste per strisciare intorno e cercare il cibo l’automobile non usa le poche gocce di benzina che gli sono rimaste per andare al più vicino distributore per fare il pieno. No! Al più vicino distributore lo devono portare, lo devono spingere, e cioè: l’automobile è un oggetto passivo, il gatto è un oggetto attivo. Questa attività da dove emerge? Sulla base della legge della fisica classica non emerge in nessun modo perché nella fisica classica i corpi si muovono solo se soggetti a una forza esterna che comunque qualcun altro deve esercitare. L’auto-movimento – il movimento spontaneo nella fisica classica non esiste; la fisica classica non è adatta a capire la vita. Capisce solo le funzioni esecutive della vita; se io do uno spintone a qualcuno la fisica classica descrive come la persona spinta cade per terra. L’essere vivente non è sempre attivo, delle volte può essere passivo e quindi essere soggetto a forza, però l’attività da dove viene? Passiamo alla fisica quantistica. Nella fisica quantistica ogni oggetto, non solo i corpi materiali ma anche i campi di energia, sono dotati di fluttuazione spontanea, quindi non vale il principio di inerzia, e questa fluttuazione spontanea esiste anche nei corpi lontanissimi da ogni altro, e quindi uno può dire: ma l’energia di queste fluttuazioni da dove viene? Viene dal vuoto. Ma il vuoto non è per definizione quello dove non c’è niente? Evidentemente no. Il vuoto vuol dire che è qualcosa . Gli conserviamo il nome vuoto per ragioni storiche cosi come all’atomo abbiamo conservato il nome atomo anche se è divisibile – atomo in greco vuol dire che non può essere diviso. Invece può essere diviso. Così il vuoto non è il nulla; allora il vuoto cosa diventa? Essere vuoto vuol dire, nel nostro caso, non essere pieno, non essere analizzabile in corpi. Quindi, è come, per farvi una metafora medica, il connettivo. Il vuoto è il connettivo della natura. Cioè non è analizzabile in cellule . Il vuoto è una cosa che non è analizzabile in corpi. Quindi è la parte olistica dell’universo. E’ la parte dell’universo che mette in contatto i corpi tra di loro. Se un corpo per qualche motivo ha una fluttuazione, attraverso il vuoto, tutti gli altri corpi dell’universo vengono coinvolti nella fluttuazione. Quindi, in definitiva: la fisica quantistica si traduce con l’affermazione che nessun corpo dell’universo è isolabile. Può essere isolato dagli altri corpi, ma non può mai essere isolato dal vuoto. Attraverso il vuoto ogni corpo interagisce con tutti gli altri corpi. Non direttamente, cioè non per collisione diretta ma attraverso il ponte rappresentato dal vuoto. Questa cosa, in questi termini, come ve l’ho detta adesso, è stata capita solo di recente. All’inizio la natura di queste fluttuazioni non era ben capita. Un passo importante fu fatto da un tale, che non era un fisico – era un chimico. Bisogna ammettere che spesso le scoperte, le svolte più importanti in qualsiasi campo sono fatte dai non esperti del campo, perché gli esperti del campo sono cosi legati al paradigma esistente che non vedono altre possibilità. Questo vuol dire che per fare una rivoluzione in fisica ci vuole un chimico, ma anche che per fare una rivoluzione in chimica ci vorrà un fisico, per fare una rivoluzione in medicina ci vorrà un ingegnere, per fare una rivoluzione in ingegneria ci vorrà un medico, insomma: ognuno deve fare le cose per cui non è pagato. E’ la fine dello specialismo. C’è un proverbio cinese che dice: chi per vedere il cielo si mette in fondo a un pozzo non riesce a vederne molto. Torniamo al punto. Allora, a questo chimico venne questa brillante idea: ogni corpo fluttua, ma che succederebbe se un certo numero di corpi sintonizzasse la loro fluttuazione e fluttuassero tutti insieme? Questo corrisponde esattamente a quello che la Dottoressa Frezza nel suo intervento aveva postulato: c’è qualcosa in comune tra l’esigenza della cooperazione e la nuova Scienza. La nuova scienza è cooperativa. Nel senso che la vecchia scienza è una scienza in cui l’interazione richiede la forza. Si capisce la corrispondenza con l’ideologia della società in cui viviamo. Per fare una cosa ci vuole la forza. Ci vuole energia; l’energia è necessaria per far generare la forza. Quindi tutto si ottiene con le buone maniere, cioè con la forza. Però la forza non è l’unica possibilità, le cose si possono ottenere anche con la seduzione in tutte le forme. E che significa la seduzione? Significa che una persona risuona con un’altra o con più altri. Un corpo normalmente fluttua, se un corpo non fluttuasse non potrebbe esserci risonanza; per risuonare, per danzare bisogna muoversi, quindi la metafora della danza è una buona metafora. E’ possibile che le fluttuazioni di più molecole si sintonizzino tra di loro? La risposta alla fine è stata SI, è possibile in opportune condizioni. Quando? Se la temperatura non è eccessiva, è al di sotto di una soglia, perché se si agitano moltissimo la sintonizzazione non può avvenire, uno che si agiti moltissimo non riesce a ballare e a sintonizzarsi con i movimenti del partner nel ballo. Inoltre la densità delle molecole deve eccedere una soglia, cioè, ci vogliono abbastanza molecole in giro; se sono poche ognuno balla nel suo isolamento e non c’è nessuna sintonia, ma se c’è ne sono molte c’è una soglia al di là della quale finisce il caos e nasce il ballo. Quando questo accade siccome le particelle oscillano, essendo particelle cariche, si genera spontaneamente un campo elettromagnetico. L’energia che dà quindi luogo a questo è l’energia del vuoto. Volete un esempio di quanto accade? Il fatto che si forma acqua liquida a bassa temperatura – ad alta temperatura l’acqua esiste solo come vapore cioè il gas. Il gas è la contrazione della parola caos, vuol dire un insieme caotico di molecole non sintonizzate. Abbassiamo la temperatura, la densità cresce, quando si raggiunge una soglia una novità appare all’improvviso. Le molecole volano una tra le braccia dell’altra e danzano insieme, danno luogo a un liquido, una sostanza che è 1600 volte più densa del gas. Che cosa vuole dire? Mentre le molecole del gas cercano di stare più lontano possibile tra loro perché si odiano, le molecole del liquido si amano e quindi danzano insieme. La metafora della danza è perfetta per descrivere questo stato della materia che i fisici chiamano coerente; coerente significa che le molecole danzano a ritmo, quando questo accade nasce spontaneamente un campo elettromagnetico. E a questo punto abbiamo risolto il problema dell’origine del campo elettromagnetico, perché esiste in elettrodinamica un teorema che è usato anche industrialmente e che è alla base della fisica del laser. Supponiamo di avere un campo elettromagnetico, esteso in un certo volume, oscillante con una data frequenza Fo, supponiamo che dentro questo campo ci siano due molecole che oscillano: uno con una frequenza F1 un altro con la frequenza F2, (la frequenza è il numero di oscillazioni per secondo). Se le tre frequenze coincidono, cioè le due molecole hanno la stessa frequenza, cioè risuonano, e in più questa frequenza coincide con quella del campo elettromagnetico in cui sono inserite, allora le due molecole si attraggono con grande precisione a distanza. Abbiamo trovato il meccanismo del codice; cioè in questo meccanismo le molecole sono capaci di riconoscersi e di attrarsi selettivamente; se c’è una terza molecola che non risuona con la stessa frequenza viene ignorata. Quindi il meccanismo casuale di incontro tra le molecole viene eliminato e sostituito da un meccanismo attrattivo su base elettromagnetica e questo viene fatto anche industrialmente usando i laser. Supponete che uno voglia da una mescolanza estrarre molecole particolari; egli manda un raggio laser che abbia la frequenza di oscillazione della molecola e quella specie molecolare viene estratta, quindi è un fatto niente affatto fantastico ma è un fatto reale usato anche oggi nell’industria; la biologia molecolare, cioè la natura, adopera questo meccanismo e cosi capiamo come avviene il fatto che ci siano i codici chimici. Ma questo campo da chi è prodotto? A questo punto scopriamo il ruolo dell’acqua. Noi abbiamo scoperto che le molecole d’acqua sono capaci di produrre il campo elettromagnetico il quale attrae le molecole in un modo molto complesso. La frequenza con cui oscilla il campo elettromagnetico dipende dall’energia che gli viene messa dentro. Supponiamo che in un certo momento c’è una certa energia e questo campo oscilla con una certa frequenza, esso allora attrae le molecole che risuonano su quella frequenza, queste molecole, molto velocemente perché sono attratte da un messaggero veloce come il campo elettromagnetico, sono attratte dalla forza di questo campo elettromagnetico, si incontrano. A questo punto esse agiscono come oggetti chimici, fanno una bella reazione chimica, questa reazione chimica produce dell’energia, questa energia viene presa dal campo elettromagnetico che muta la sua frequenza e perciò altre molecole vengono attratte. Ecco come nasce il ciclo biochimico; al primo valore della frequenza del campo sono attratte certe molecole, poi sulla base della reazione chimica fatta da queste molecole esse non sono attratte più ma ne sono attratte delle altre e cosi via. Abbiamo costruito cosi la base di un ciclo biochimico intelligente se volete, cioè non casuale, ma causale. E tutto si fonda sull’intreccio stretto tra l’acqua e le molecole. Possiamo allora spiegare alcuni misteri. Perché per esempio la natura conosce circa cento aminoacidi ma la biologia ne utilizza solo venti? Risposta: Perché gli altri ottanta non sono capaci di risuonare con l’acqua. Ecco perché non vengono usate tutte le possibili molecole che offre la natura, ma solo un certo numero. Per essere ammessi nel club delle biomolecole che cosa bisogna avere? Risposta: la capacità di entrare in risonanza con una frequenza possibile dell’acqua. E quindi capiamo il criterio della selezione delle biomolecole. In più, supponiamo, e questo è l’ultima cosa che dico, supponiamo di contrarre una malattia che compare quando una certa molecola non si presenta all’appuntamento: nel Parkinson, mi dicono, dato che io non so nulla di medicina, che c’è una certa molecola, che mi dicono si chiama L-dopa che è assente, non arriva dove deve arrivare. Allora in una visione più ingenua si suggerisce: a questo poveretto gli facciamo delle iniezioni di L-dopa: Però il malato non guarisce. Perché? Supponete che io abbia un appuntamento, però sono bloccato nel traffico, con la mia automobile, io telefono dicendo sono in ritardo non riesco ad arrivare, sono bloccato nel traffico e quelli mi mandano un’altra automobile; eh, sarà bloccata pure questa seconda automobile nel traffico. Che bisogna fare? Bisogna sciogliere l’ingorgo, operare sui semafori. Quella molecola non è arrivata dove deve arrivare perché manca o perché esiste ma non riceve il segnale elettromagnetico? Cioè l’acqua non produce il segnale elettromagnetico giusto per farla arrivare? Allora il rimedio quale è? Fare una bella iniezione, mettere altre molecole in circolazione e magari qualche risultato si può anche avere, se uno ne manda tante qualcuna finirà anche per arrivare, però è un risultato mediocre. Allora io che devo fare? Devo operare sull’acqua e produrre un’acqua che contenga i segnali elettromagnetici giusti. Quindi uno può pensare che la base della patologia sia centralmente una patologia dell’acqua e non una patologia delle biomolecole, la quale emerge come conseguenza e non come causa perché se tutto il meccanismo è nella rete di segnali elettromagnetici che sta nell’acqua, allora la patologia nasce perché questa rete di segnali elettromagnetici per qualche ragione da capire non produce qualcuna delle frequenze necessarie. E allora noi che dobbiamo fare? Noi dobbiamo dare dell’acqua che abbia le frequenze necessarie. Ecco il rimedio fondato sull’acqua. Quindi, ipotesi: cosa può essere un farmaco omeopatico? È fondamentalmente acqua. Talvolta viene per ragioni pratiche imbibita nei granuli, però dentro i granuli ci sta l’acqua, il granulo è solo il contenitore, la tiene ferma, l’acqua – ti do l’acqua – sarà infinitesima, ma a noi non importa la quantità perché il segnale non è una cosa che dipende dalla quantità. Se uno mi chiede dove sta l’uscita io posso dire è lì a bassa voce oppure lo posso urlare. La cosa importante è che io trasmetta il segnale. Quindi il segnale informativo, la differenza dal messaggio chimico, non è una cosa che dipende dalla dose, dalla quantità. Una goccia di farmaco e un metro cubo di farmaco trasmettono esattamente la stessa informazione, quindi per ragioni economiche tanto vale usarne una goccia soltanto. Allora in questo senso la medicina diventa essenzialmente una medicina informativa e le conseguenze poi diventano conseguenze chimiche perché una volta che la rete dei segnali elettromagnetici è stata ripristinata le molecole cominciano a fare il loro traffico come si deve. Ecco il miracolo: il Parkinsoniano non è più il Parkinsoniano perché la L-dopa che prima stava infrattata da qualche parte, perché non riusciva a raggiungere il posto dove doveva andare riceve il segnale giusto, le dicono dove deve andare, lei ci va e …. alleluja.

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