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Il valore salutare della meditazione e il valore salvifico della preghiera

scritto il 30 gennaio 2010 da Dr. Elio Sermoneta |  un commento  

La meditazione sta alla saggezza come la preghiera sta alla santità.

Della santità le culture occidentali ed orientali parlano quando si tratta di consapevolezze e modi di vita nati da una esperienza di quel Mistero che sta all’origine della nostra esistenza di uomini e del mondo stesso.

Santità significa esperienza personale, relazione interiore con la dimensione trascendente, indipendentemente dalle espressioni culturali e dalle tradizioni del tempo e del luogo nelle quali è vissuta.

I grandi maestri dell’umanità sono coloro che hanno aperto e indicato il cammino verso questo tipo di esperienza (Budda, Gesù Cristo, Maometto).

Disporsi verso il Mistero, comunque interpretato e nominato dalle culture sia occidentali che orientali, comporta sempre una condizione interiore di silenzio e di ascolto. Questa modalità porta la nostra attenzione alla dimensione fondamentale del nostro essere. Ci mette, in una parola, nella disposizione della preghiera.

Per quanto concerne la meditazione, bisogna distinguere le “tecniche” di meditazione occidentali, che sono forme di concentrazione dell’attenzione e sono utilizzate per fermare il turbinio dei pensieri della mente e concentrare l’attenzione all’interno di sé per ascoltare le sensazioni del nostro corpo, così dimenticato, dagli stati interiori di meditazione degli orientali che sono condizioni essenziali per la preghiera.

Praticare tecniche di meditazione, così come viene in genere attuato dall’occidente, è utile a persone che vivono la vita al di fuori di sé stesse, che sono costantemente indaffarate e non hanno tempo di coltivare valori interiori dello spirito.

Ritagliare momenti di concentrazione su di sé, fermando per pochi momenti il ritmo incalzante degli impegni e cercare di raccogliere la mente sul presente in cui siamo e viviamo, è indispensabile per una salute mentale ed è oggi, nella nostra società, un’esigenza inderogabile, pena la progressiva disumanizzazione, alla quale già stiamo assistendo. Difficilmente però, così come frequentemente è praticata, porta ad una crescita spirituale, interiore. Una vera crescita si misura nei comportamenti oltre che nella coscienza di sé.

La saggezza che abbiamo da raggiungere dovrebbe consistere nella consapevolezza personale del valore e del senso della vita che abbiamo. La saggezza è conquistata dell’uomo quando egli, nella ricerca di ciò che è vero, giusto, valido, comprende e applica alla sua vita valori che lo nobilitano e lo appagano interiormente.

Radicati nel tempo e nello spazio, abbiamo bisogno di realizzare quel “PROGRAMMA” che compete ad ognuno, riguardo sè stesso e la comunità di appartenenza.

La povertà spirituale dilagante nella società occidentale dominate dal fare, dalla produzione e dall’accumulo di danaro, pone in secondo piano l’attività di ricerca e meditazione necessarie per riconoscere il senso e il significato della vita, di tutte le attività del singolo e della società nel suo insieme.

Per recuperare, la necessaria unitarietà tra lo spirito e il corpo e per non perdere l’orientamento di sé nel tempo e nello spazio, ci sono indispensabili momenti di tranquillità e di calma che permettono di “rientrare in noi stessi”. Le tradizioni spirituali orientali sono maestre in queste indicazioni. E’ la profondità della motivazione interiore della meditazione che ne qualifica il risultato.

Uno stato di consapevolezza di sè si ottiene dedicando quotidianamente tempo, in modo costante.

Ma bisogna essere volitivamente orientati.

Ciò che domina prevalentemente oggi, è … il dis-orientamento.

Il disorientamento è un segno di povertà spirituale, è la perdita, meglio, la mancanza di motivazioni che abbiano un valore stabile per dare senso alla vita in tutti i suoi aspetti, compresa la propria morte.

Gran parte delle persone non ha nemmeno ricevuto un’educazione allo studio e alla meditazione su sé e sulle motivazioni valide per condurre la propria vita.

E’ normale ed è un bene per la società che le nuove generazioni riconsiderino, rivedano e ri-formulino valori e motivazioni per la loro vita.

Ma non è possibile ripartire da zero. Ognuno di noi nasce con un patrimonio genetico che è il risultato delle generazioni precedenti. La società ha creato e sviluppato modalità e convinzioni sul senso della vita, cioè una “cultura”.

Siamo inseriti in contesti sociali, in un luogo e in un tempo determinati.

Prendere coscienza del patrimonio culturale e dei suoi valori, quelli che si esprimono nella vita e nelle opere di chi ci ha preceduti, è indispensabile per orientarsi nella scelta dei mezzi e delle finalità del percorso esistenziale. Si tratta di conoscere ed eventualmente sperimentare le concezioni di vita di coloro che hanno conseguito alti livelli di umanità, e che sono luce per il nostro cammino in questo mondo.

E’ un “lavoro” personale ed individuale al quale non è possibile sottrarsi pena il fallimento della propria esistenza.

Un “grido di aiuto”.

Le vicende e le circostanze che intessono la nostra vita quotidiana sono fonte di problemi ed interrogativi che caricano di “lavoro” la nostra anima.

Il bisogno e il desiderio ci spingono ad agitarci, o a paralizzarci, senza per questo riconoscere quell’esigenza di pienezza che è necessaria per sentirci in pace con noi stessi.

Ma il senso di vuoto non è facilmente colmabile con le cose di cui ci circondiamo, con motivazioni e sentimenti, né con nuove ed esaltanti relazioni di amicizia e di amore.

E sperimentiamo nel corso della vita l’esaurirsi della potenzialità risolutiva delle esperienze vissute. Ansia ed angoscia sono sempre pronte ad affacciarsi nel nostro quotidiano.

Se non ci istupidiamo con turbinio di azioni ed interessi che si susseguono freneticamente, ci troviamo a fare i conti con domande fondamentali a cui dobbiamo dare risposta.

Il cuore e la ragione ci convincono sulla continuità senza fine della nostra esistenza, anche contro l’evidenza della fine del nostro corpo umano. Se abbiamo dentro l’anelito del vivere, perché la nostra vita è così breve e la morte così certa?

La ”RICERCA” del senso non si volge soltanto nell’indagine delle risposte date dai grandi maestri dell’umanità.

Il primo moto della nostra coscienza è interrogare sé stessi, la propria esperienza. E’ un rientrare in sé riflettendo e ascoltando cosa ci dice la nostra coscienza nel profondo del nostro io.

Ed è quì che nasce il silenzio e si creano le condizioni interiori di ascolto di quella dimensione di noi che è nel mistero o che è il Mistero. Chi siamo veramente?

Con chi siamo in relazione quando “rientriamo” in noi stessi?

A chi chiedere aiuto per sapere, capire, e soddisfare la sete di risposte “significative”?

Quando questa situazione interiore viene volitivamente raggiunta, nasce interiormente una domanda di aiuto.

In questo atteggiamento o stato d’animo sorge il bisogno della preghiera.

La relazione ineffabile che si crea con il rivolgersi ad un Mistero che è più grande, in cui siamo compresi, ci riporta alla giusta dimensione ed al giusto rapporto con noi stessi e con gli altri.

Calma la tensione, l’ansia inevitabile che ci assilla, tiene lontana la depressione e ci difende dalla disperazione.

La nostra vita resta difficile e problematica, ma la preghiera apre un varco verso il senso e il valore definitivo del tempo, delle nostre azioni e della nostra esistenza, anche se non ne avremo tutta la soluzione, tutta la chiarezza e tutto il controllo.

Non ci siamo auto creati né siamo autosufficienti.

Vogliamo esistere “a lungo”, cioè sempre. Solo una continuità senza fine ci può soddisfare, ma sappiamo in partenza che la vita che abbiamo non si manterrà in questo modo definitivamente. A questo contrasto così fondamentale ognuno di noi, che lo voglia o no, ha bisogno di dare una risposta: o di speranza, quindi positiva, costruttiva di sé, o rassegnata, verso una fine assoluta che toglie senso e valore alla vita stessa, ad ogni azione ed esperienza.

Quindi rientrare in noi stessi per riprendere consapevolezza del mistero che siamo, per ascoltare il “desiderio del cuore” ed eventualmente “invocare” un aiuto da un Mistero più grande è una scelta inderogabile per mantenere e migliorare l’equilibrio necessario alla salute dell’anima e del corpo e proiettare il desiderio oltre i confini limitanti della realtà materiale del tempo.

Certo se pretendiamo di sapere preventivamente i modi in cui si evolverà e dove precisamente finirà la nostra vita…

Umiltà, pazienza, costanza sono condizioni necessarie per costruire quella statura interiore che non si lascerà più scalzare né dalle mode del tempo, né dalle inevitabili difficoltà che l’esistenza ci farà incontrare.

Uno dei Padri interrogò un saggio medico: “Sai tu il rimedio a tutti i mali, o saggio?”. Il medico disse: “Lo so perfettamente, ascoltami: Prendi lo zucchero della penitenza, la foglia dell’amore dei poveri, il frutto dell’umiltà, e riempine il mortaio della misericordia. Macina il tutto in ginocchio, spremilo nel tovagliolo dell’afflizione e bevilo mescolato alle lacrime nel mezzo della notte; ecco il rimedio a tutti i mali. Non soltanto guarisce l’uomo interiore, ma altresì purifica, restaura e purga l’uomo esteriore”.

Bibliografia

  • Spazio Tempo e Medicina – Larry Dossey – ed. Mediterraneo;
  • La scienza perduta della Preghiera – Greg Braden – Marcro Edizioni;
  • Terapia Spirituale – Luis George Gonzales – ed. Vaticana;
  • Sciamani Mistici e Dottori – Sudhir Kakar – Pratiche Editrice;
  • La via dinamica della meditazione – Dhiravamsa – ed. Ubaldini;
  • Credere per poter guarire – Herbert Benson con Mary Stark – ed. Sperling e Kupfer;

Commenti

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  1. Cristiana Maggi ha detto:

    Egregio Dott. Sermoneta, sono completamente daccordo con lei. Da una ricerca mia interiore partita da una cultura religiosa cattolica impartita naturalmente dai familiari sto passando attraverso la meditazione e lo yoga alla continua ricerca del mio io interiore che è sempre più convinto che non c’è religione giusta ma giustizia Divina che si può sentire e ritrovare con Gesù, Maometto o Buddha indifferentemente e partendo dal presupposto che l’amore è alla base di tutto e la ricerca della propria Spiritualità è il fondamento della vita stessa. Quante persone conosco che hanno materialmente tutto ma che sono infelici, depressi e alla continua ricerca di “qualcosa” che se ascoltassero la loro anima saprebbero perfettamente essere qualcosa di non materiale! Personalmente ho trovato nella preghiera e nella meditazione uno stato di grazia che traspare anche e soprattutto nel mio rapporto con gli altri che è diventato più pacifico e amichevole, nel mio aspetto esteriore più solare e nella mia salute diventata meno cagionevole. Questo mi porta ad interessarmi anche alla medicina ompeopatica che secondo il mio modesto parere fa parte di quel “programma” corpo, anima e spirito che dovrebbe interessare ognuno di noi. La ringrazio di tutto quello che fa e le invio i miei più cari saluti, Cristiana.

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