Le Energie “Sottili”

scritto il 30 gennaio 2010 da Ing. Claudio Cardella |  2 commenti  

Convegno: Scienza ed Energie nell’Era della Globalizzazione
Data: 25 e 26 novembre 2005
Luogo: Gubbio
Relatore: Ing. Claudio Cardella

Da più di dieci anni studio sotto il profilo teorico e sperimentale quelle che ho definito “energie sottili”.

Per comprendere cosa intendo per “energia sottile” conviene partire dalla definizione di energia: l’energia è la capacità di compiere lavoro di un corpo, o più in generale di un sistema di corpi, essendo appunto il lavoro definito come una variazione di energia.

[L = F * s = m * s2 * t‾2 = m * v2 = E]

L’energia è inoltre detta grandezza di stato perché attiene allo stato, ossia al modo di essere di un sistema che può immagazzinarla in diversi modi (ad esempio: meccanico, cinetico, termico, chimico, elettromagnetico, nucleare, potenziale o gravitazionale). Dunque l’energia è una grandezza intrinseca ad un sistema e da ciò consegue che essa non è direttamente osservabile ossia non è visibile da alcuna strumentazione.

È invece osservabile e misurabile sperimentalmente il lavoro compiuto dall’energia.

L’efficienza di una conversione di energia è detta rendimento ed è misurato dal rapporto tra l’energia utile ottenuta dal sistema e l’energia fornita al sistema (nel caso per esempio del motore di una automobile, il rendimento è il rapporto tra l’energia meccanica ottenuta dal combustibile e l’energia chimica contenuta nella benzina consumata; questo rendimento, nel migliore dei casi, vale 0.7). Il Secondo Principio della Termodinamica implica l’impossibilità teorica di realizzare un sistema con rendimento maggiore o uguale a 1. Una volta misurato il lavoro compiuto da un sistema dovremmo essere in grado di risalire alla variazione di energia che lo ha prodotto. Può accadere tuttavia che pur avendo misurato il lavoro compiuto dal sistema non riusciamo a risalire all’energia che ne è la causa. È questa l’energia che definisco sottile.

Per uscire dall’arida teoria consideriamo un caso sperimentale del quale mi occupo da parecchio tempo.

Ho realizzato un semplicissimo apparato costituito da tre condensatori e un’induttanza, che, applicato su un campione d’acqua (vedi figure) ne altera in modo osservabile e misurabile alcune proprietà chimico-fisiche, quali entalpia di mescolamento, conduttività, pH, potenziale redox.

Il dispositivo è stato applicato a campioni d’acqua (di solito in quantità di 100 cc) per un tempo variabile tra 5 e 8 ore. E’ importante mettere in risalto gli aspetti principali di questa sperimentazione:

  1. il dispositivo non entra mai in contatto col campione d’acqua;
  2. non è alimentato da corrente elettrica;
  3. dal punto di vista elettrico non può propriamente essere considerato un circuito perché i suoi componenti non sono completamente interconnessi;
  4. il dispositivo deve essere orientato secondo le linee locali del campo magnetico terrestre, di modo che l’induttanza si trovi disposta secondo la direzione E-O.

Una sofisticata indagine (condotta dal Dr. Clarbruno Vedruccio) ha permesso di stabilire che il dispositivo si può comportare come un risonatore sulla frequenza di 384 MHz, nella gamma delle radio-onde.

La sperimentazione è stata condotta in modo indipendente presso due diversi Dipartimenti universitari di Chimica, a Napoli e a Bari. I risultati sono reperibili in letteratura e pubblicati da una rivista scientifica internazionale (americana) qualificata1.

Cerchiamo di trarre alcune conclusioni da quanto detto. La prima e più importante è che mentre apparentemente noi non forniamo al dispositivo alcuna energia, il dispositivo al contrario fornisce al campione d’acqua su cui agisce l’energia necessaria per alterarne le proprietà. Infatti quest’energia produce un lavoro (o una potenza = lavoro compiuto nell’unità di tempo) che viene rilevato e misurato dalla strumentazione di laboratorio. La seconda conclusione discende dalla prima: dobbiamo ritenere che nel processo sia coinvolta qualche forma d’energia che elude la determinazione sperimentale. Abbiamo dunque un valido motivo per definire sottile l’energia fornita dal dispositivo al campione dal momento che ci sfugge la sua correlazione, sia quantitativa (quanto vale?), sia qualitativa (di che tipo è?) col lavoro misurato in ultima analisi dai nostri strumenti.

Non è semplice dare una giustificazione seppure teorica a queste conclusioni, che inoltre pongono una domanda imbarazzante. Dal momento che l’energia ottenuta dal sistema (cioè quella necessaria a compiere il lavoro per variare le proprietà dell’acqua) sembra di gran lunga maggiore di quella fornita al sistema (ossia l’energia sottile che non riusciamo a misurare) possiamo affermare che il rendimento del dispositivo è maggiore di uno, in deroga al Secondo principio della Termodinamica?

Per rispondere a questa domanda occorre indagare al meglio delle nostre conoscenze il meccanismo d’azione dell’apparato. L’ipotesi che a me, ma soprattutto ad un mio autorevole collaboratore, Cyril Smith professore emerito di Campi Elettromagnetici dell’università di Salford, sembra più plausibile, è che il dispositivo agisca da amplificatore di un campo elettromagnetico di debolissima intensità già presente nell’acqua, ma in forma “latente” ossia non osservabile. L’esistenza di questo campo si può dedurre dal fatto, dimostrato sperimentalmente, che la frequenza di 384 MHz ha proprietà inaspettate nei riguardi dell’acqua, ove interviene, insieme al campo geomagnetico, nel processo fisico dell’imprinting, ossia della “Memoria dell’Acqua”2. L’energia necessaria a “mettere in moto” il dispositivo deve, a sua volta, provenire anch’essa dal campo geomagnetico nei cui riguardi il dispositivo, sembra comportarsi, grosso modo, come una radio a galena di antica memoria. Occorre infine spiegare come il risonatore esterno interagisca sull’energia correlata alla risonanza interna dell’acqua, ossia sulla frequenza di 384 Mhz che entrambi hanno in comune, in modo da amplificarla fino a renderla misurabile. Questo processo è spiegabile solo con un’interazione di campo quantistico. Tralascio i particolari teorici e numerici che convalidano questa affermazione poiché sono reperibili in bibliografia3.

Possiamo finalmente dare una risposta al precedente interrogativo ovvero se il rendimento del dispositivo ecceda l’unità. La risposta è negativa per il semplice fatto che nel caso in esame il concetto stesso di rendimento perde di significato. In altre parole i meccanismi fisici coinvolti nel processo non sono quelli della fisica classica nel cui ambito il rendimento è definito. Tra l’altro il sistema di cui si vuole calcolare il rendimento deve essere “chiuso”, ossia deve essere possibile delimitarlo completamente almeno idealmente in un volume finito. Nel caso in esame ciò appare praticamente impossibile essendo coinvolte nel processo dimensioni fisiche che spaziano da quelle quantistiche a quelle planetarie. Con ciò si dimostra che a volte anche un apparato elementare può dare seri grattacapi alla fisica.

Concludendo

Multa fieri non posse priusquam sint facta iudicantur. Molte cose non possono esser fatte prima che siano ritenute possibili. Questa profonda sentenza di Plinio non dovrebbe applicarsi alla ricerca scientifica, che per definizione si suppone aperta ad ogni innovazione del sapere. Eppure posso testimoniare in prima persona almeno due casi conclamati di miopia scientifica. I disegni dello shuttle furono disponibili presso la mia Facoltà quando la navetta spaziale era ancora in fase di progettazione avanzata. Nel vederli, un’alta autorità dell’Aerodinamica (si dice il peccato ma non il peccatore) esclamò testualmente: “Quest’affare non può volare e verrà giù come un ferro da stiro!”. La seconda testimonianza riguarda la fusione fredda. L’indomani della notizia, su tutti i giornali, della scoperta di Fleischmann, ero convocato in una commissione di Ateneo alla quale partecipavano anche insigni strutturisti della materia. A questi il “magnifico” chiese cosa pensassero di quell’invenzione, la risposta non si fece attendere, fu breve e inequivocabile: “È un’assurdità, perché quella reazione non può aver luogo”.

Le energie che ho definito “sottili” si collocano alla frontiera sfumata della fisica, oltre la quale si estende il dominio dell’inaspettato e dell’incredibile, o, molto più semplicemente, della filosofia naturale. Non sempre gli effetti sono commisurabili alle cause che li determinano, come nel caso della sperimentazione descritta. In questi casi dovremmo essere più cauti nel trarre conclusioni e più comprensivi nei riguardi della natura quando non si fa rappresentare dai nostri schemi logici. E quando questi falliscono, la cara vecchia filosofia può essere di grande aiuto. Per esempio: la materia non si può annichilire, perché solo il nulla si può ridurre al nulla, e così i campi, anche quelli interplanetari o intergalattici, non poggiano sul vuoto perché il nulla non può portare altro che se stesso.

Nessuna forma d’energia si manifesta se non associata ad un supporto materiale; ad un “substat”, ad un sostegno, donde deriva il concetto di qualcosa che può sussistere da sola e che non è certamente l’energia. La materia pura è un’entità elementare e irriducibile alla quale tutta la materia ponderabile con le sue caratteristiche di massa di campo e d’energia può essere ricondotta. Lo “spazio fisico”, substrato dei campi e mezzo subnucleare e subquantico è la materia pura.

Per Einstein è la massa –deposito vincolato d’energia– che si svincola e si traduce in energia, ma non è la materia che si annichila nell’energia. E’ la fisica odierna che tenta di aggiogare la materia all’energia. Alla scomparsa di una certa porzione (discontinuità) di materia con le sue proprietà inerziali e gravitazionali, fa riscontro lo svincolo di una certa quantità d’energia equivalente alla massa della discontinuità e non alla materia. La materia non più discontinua, priva cioè delle sue caratteristiche di massa-energia-campo e quindi delle sue proprietà inerziali e gravitazionali è materia pura. Perciò la materia non s’annichila. Tra pieno (materia combinata) e ciò che si riteneva vuoto (materia pura) v’è un continuo “scambio” di creazione e di annichilimento di particelle prime. In ogni unità di volume del vuoto identificato con la materia pura si nasconde una formidabile quantità di energia . A questo proposito mi si consenta una divagazione sul tema. In una missione astronautica il problema maggiore è rappresentato dal fatto che il valore del rapporto tra il peso totale e il carico pagante è spropositatamente alto. Se invece l’energia per la propulsione si trovasse per così dire “in loco” o per meglio dire in ogni dove il problema si ridurrebbe solo a trovare la tecnica per sfruttarla, a costo zero. È grave peccato di ottimismo immaginare che l’energia del vuoto, ossia della materia pura, potrebbe un giorno risolvere ogni nostro problema?

L’Autore ringrazia il prof. R. S. Sansevero per la benevola attenzione durante lo svolgimento di questo lavoro.

Bibliografia

  • 1Cardella, Claudio et al. – Permanent Changes in the Physico-Chemical Properties of Water Following Exposure to Resonant Circuits – Journal of Scientific Exploration, Vol. 15, No. 4, pp. 501-518, 2001.
  • 2Cardella, C. (1995, July 11-13) – Morphology and self-organizing systems. – ISAGA-CAO Conference. The Challenge of Change: Learning to cope with (self)organizing systems. Palma de Mallorca, Spain.
  • 3Smith, C. W. (1999, December 10) – Frequency and coherence in water and living systems. – First International Workshop on the “Hidden” Properties of Water, 2nd University of Naples, Italy.
  • 4Pannaria, F. – Vecchie e Nuove Visioni sul Problema della Materia, Nuova Antologia – pp. 382-395, Dicembre 1964.

Commenti

 Segui i commenti di “Le Energie "Sottili"” via RSS.

  1. […] già dimostrato scientificamente che l'acqua funziona da accumulatore in un sistema di risonanza : Le Energie Sottili | Medicina Biofisica con Acqua Informata … vuoi un'idea? eccola ma non posso aiutarti alla realizzazione .. infatti mi sono già stancato […]

  2. Sandro scrive:

    Articolo molto bello. Sarei molto interessato a replicare in casa questo esperimento.
    È possibile? Ho a disposizione SOLTANTO tutti gli apparecchi elettrici. E nient’altro … al massimo un phMetro o conduttmetro. Ma la sensibilità di quanto dev’essere?

    p.s: sto per iniziare il terzo anno di fisica e proporre questo tipo di idee per la tesi sarebbe favoloso, anche se sono un pò timorato …

 Segui i commenti di “Le Energie "Sottili"” via RSS.

Scrivi un commento

Chi siamo

Dr. Elio Sermoneta, fondatore del sito e pioniere della metodica, e il Gruppo di Ricerca: Team e Collaboratori.

Date e Luoghi

I dettagli dei prossimi eventi e le indicazioni per incontrare il Dr. Elio Sermoneta su Appuntamenti.

Contattaci

Vuoi contattare il Dr. Elio Sermoneta o i membri del Gruppo di Ricerca? Seleziona il collegamento Contattaci