Share

Polemica tra esperti, l’equipe del Premio Nobel Montagnier prende posizione sulle ricerche sulla memoria dell’acqua

scritto il 28 luglio 2011 da WebMaster |  4 commenti  

Comunicato Stampa A.I.O.T. – Associazione Medica Italiana di Omotossicologia

Vitiello (Università di Salerno): “Il lavoro di Montagnier è assai serio, e apre nuove prospettive per la scienza, lo critichi solo chi ne ha la competenza scientifica”. Del Giudice (Istituto Nazionale Fisica Nucleare): “Chi non conosce la fisica, provveda a impararla prima di criticare a vanvera”. Roberti di Sarsina (esperto Cons Sup di Sanità): “Le affermazioni di Remuzzi contro le medicine non convenzionali sono solo sommarie generalizzazioni

Milano, 26/07/2011 – Com’era prevedibile, divampa la polemica sull’ultima ricerca del Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier, che in un lungo articolo scientifico pubblicato sulla rivista “Journal of Physics” dimostra l’esistenza di una “memoria dell’acqua biologica”, in grado di mantenere traccia del DNA batterico anche al di sotto alla soglia minima di presenza dello stesso, e quindi -sostengono gli omotossicologi- può forse dimostrare anche la funzionalità di principi attivi farmacologici superdiluiti. Una nuova frontiera della “low-dose medicine” che porterà alla creazione di farmaci senza effetti collaterali, secondo un paradigma molto simile a quello dell’omeopatia, s’interrogano i medici? Il Dott. Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri di Milano) interviene scettico sul Corriere della Sera, criticando sia il lavoro di Montagnier che la rivista che l’ha pubblicato.

A Remuzzi risponde in tempo reale uno dei protagonisti dell’equipe di ricerca di Montagnier, Giuseppe Vitiello, Professore di Fisica all’Università di Salerno e ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare:

La rivista che ha ospitato il lavoro fa parte della collana edita dalla divisione editoriale dell’Istituto di Fisica della Gran Bretagna, leader mondiale nella pubblicazione scientifica in campo fisico, con un’attività di divulgazione scientifica che risale al 1874. Questa autorevole istituzione, che collabora con 25 organizzazioni internazionali e dispone di una rete di centri in tutto il mondo, sarà certamente sorpresa dalle critiche avanzate dal dott. Remuzzi. Riguardo al lavoro della nostra equipe, contrariamente a quanto sostenuto dal dott. Remuzzi è stato eccome sottoposto al vaglio della comunità scientifica, in più occasioni e anche recentemente, in occasione di una conferenza di livello internazionale organizzata dall’Università dell’Arizona e tenutasi a Stoccolma dal 3 al 7 maggio 2011(1). Inoltre è pubblicato on-line (2), chiunque ne abbia le capacità può leggerlo è confutarlo. Questa è una ricerca che aprirà nuovi orizzonti da molti punti vista: parliamo dei fondamenti dinamici su cui poggia la fenomenologia dei sistemi viventi. Il dott. Remuzzi critica il lavoro definendolo “vago”ma Lui è un esperto riconosciuto in nefrologia e trapianti, non mi risulta abbia in curriculum alcuna competenza in fisica teorica e quantistica. Il lavoro è criticabile, e ci mancherebbe ancora, ma -lo ripeto- da chi ne abbia la competenza. È appena utile ricordare -conclude Vitiello- che chi scoprì i Raggi X un secolo fa stava indagando i fenomeni fisici dei materiali radiottivi, e mai più poteva immaginare la sua scoperta sarebbe stata utilizzata in medicina, in tutti gli ospedali del mondo. È ora di passare da una scienza a compartimenti stagni ad un approccio realmente interdisciplinare: fisica e medicina devono integrarsi, questa è una delle vere sfide del XXI° secolo.

Concorda con Vitiello il Prof. Emilio Del Giudice, ricercatore di fama internazionale all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, esperto sui temi della fisica delle particelle elementari e della fisica dei sistemi biologici:

Il dott. Remuzzi dice cose non vere: l’esperimento di Montagnier, al quale ho avuto l’onore di collaborare, non è la relazione a una conferenza, bensì è un articolo scientifico vero e proprio, ripreso successivamente in diverse conferenze, e inoltre – anche se immagino la cosa darà assai fastidio a chi fa della scienza un dogma – è già stato ripetuto con successo in quattro diversi laboratori, due a Parigi, uno a Montreal (Canada) e uno a Yaoundè (Camerun). Il dott. Remuzzi dice anche banalità: ovviamente più l’esperimento verrà ripetuto e meglio sarà per tutti, ma innanzitutto andava pubblicato, proprio per permettere ai colleghi scienziati di valutarlo. Non è una ricerca sull’omeopatia, ci mancherebbe, tuttavia c’è una connessione forte tra i due mondi: in questo nostro lavoro – si studia la proprietà delle soluzioni estremamente diluite, e chi si occupa di omeopatia troverà quindi sicuramente degli elementi d’interesse. Il consiglio che do a chi è capace di negare l’evidenza scientifica -chiosa Del Giudice- è di studiare la fisica: non conoscono la materia, quindi prima la imparino e poi potranno parlare

È intervenuto in replica a Remuzzi anche il Dott. Paolo Roberti di Sarsina, presente nel board delle più autorevoli riviste internazionali sulle medicine non convenzionali e recentemente confermato come esperto del Consiglio Superiore di Sanità, che è intervenuto sulle affermazioni ostili all’omeopatia:

Circa il lavoro di Montagnier, ho la dignità di non esprimere parere, dal momento che non è la mia materia, sottolineo solo che si tratta di un Premio Nobel, non del primo parvenue. Nel merito di quanto afferma il dott. Remuzzi nel suo intervento sul Corriere della Sera, sui malati di leucemia, linfoma e di malattie autoimmuni o gravi che a Suo dire si sarebbero visti sospendere dal proprio medico specializzato in omeopatia le terapie che li avrebbero guariti, a favore di interventi non convenzionali e omeopatici, è appena utile ricordare che tutto ciò è falso, mai nel nostro paese un medico iscritto all’Albo è stato condannato con sentenza passata in giudicato per pratiche avventate di questo tipo, e quindi le affermazioni del collega sono solo sommarie generalizzazioni di chi è ostile a priori a nuovi paradigmi di salute. Forse invece di concentrarci su queste polemiche prive di fondamento dovremmo interrogarci sul perchè un atto medico al quale si riferiscono con fiducia milioni di pazienti in Italia e centinaia di milioni nel mondo non ha dignità di approfondimento accademico in Università, se non in sporadici Master di specializzazione come quello di Milano Bicocca, e batterci per un innalzamento della qualità della formazione ai medici su queste discipline, come chiaramente richiesto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino.

(1) http://www.consciousness.arizona.edu/documents/FullProgramandAbstractsTSC2011Stockholm.pdf
(2) http://iopscience.iop.org/1742-6596/306/1/012007

Commenti

 Segui i commenti di “Polemica tra esperti, l'equipe del Premio Nobel Montagnier prende posizione sulle ricerche sulla memoria dell'acqua” via RSS.

  1. Adriano ha detto:

    Casualmente vi dimenticate di scrivere che il Prof. Emilio Del Giudice è tra i firmatari dell’ articolo insieme a Montagnier e che quindi il suo non è un parere “terzo” come sembra da quanto si legge quì sopra.

    • Antonio ha detto:

      @Adriano
      Non scrivono che il prof. Del Giudice è tra i firmatari dell’articolo perché lo esplicita lui stesso nel suo intervento (si legge: “[…] l’esperimento di Montagnier, al quale ho avuto l’onore di collaborare […]”)

  2. Renato ha detto:

    Sulla cosiddetta memoria dell’acqua non mi sento di prendere posizione, ma sono pientamente d’accordo con Del Giudice quando dice: “Chi non conosce la fisica, provveda a impararla prima di criticare a vanvera”.
    Una cosa è certa: è ora che l’estabilishment scientifico la faccia finita con quel dogmatismo nel quale è arroccato, e che cominci a prendere in seria considerazione i decenni di ricerche portate coraggiosamente avanti da Gurwitsch a Frohlich, Popp, Ling, Pollack, Preparata, Van Wijk, Liboff, Ho, Pokorny, ecc.

  3. Pirrone Franco ha detto:

    prof. Del Giudice,
    più che un commento è una domanda che vorrei rivolgere, dopo aver visto su Voyager il sevizio sulla “memoria dell’acqua”.Veniva spiegato che il segnale elettromagnetico del DNA altro non era che una risonanza dovuta alla presenza di campi EM esterni.
    Vorrei sapere quali in particolare. Sono stati analizzati con un analizzatore di spettro?
    E’ stato per caso utilizzato “rumore bianco” contenente uno spettro continuo in larga banda, oppure il DNA risuona in una zona specifica dello spettro?

    Grazie e auguri per la ricerca.

 Segui i commenti di “Polemica tra esperti, l'equipe del Premio Nobel Montagnier prende posizione sulle ricerche sulla memoria dell'acqua” via RSS.

Scrivi un commento

Chi siamo

Dr. Elio Sermoneta, fondatore del sito e pioniere della metodica, e il Gruppo di Ricerca: Team e Collaboratori.

Date e Luoghi

I dettagli dei prossimi eventi e le indicazioni per incontrare il Dr. Elio Sermoneta su Appuntamenti.

Contattaci

Vuoi contattare il Dr. Elio Sermoneta o i membri del Gruppo di Ricerca? Seleziona il collegamento Contattaci