Segnali E/M Prodotti da nanostrutture acquose derivanti da sequenze di DNA batterico

scritto il 8 aprile 2011 da WebMaster |  nessun commento

Montagnier, 2009
una sintesi ed invito alla lettura dell’originale (CD/3.2011).
A cura del Dottor Ciro D’Arpa

Cosa dice questo studio (che è in realtà una raccolta di molti lavori)?

Prima parte iniziale

In vitro, delle soluzioni di cellule (della dimensione di 300nM), filtrate (attraverso filtri con pori di 20 nM) e divenute sterili,
incubate in adatti terreni per 2-3 settimane sono in condizioni di ricreare la cellula d’origine.

Il dato che una cellula possa (in adeguate situazioni ambientali) originare da una frazione di cellula omologa, rivoluziona, mi sembra, il paradigma cellulare! Il dato confermerebbe inoltre l’asserzione della biologia sistemica per cui in una rete autopoietica memorizza l’intera informazione strutturale nelle sue parti ed una sua parte  (in adeguate situazioni ambientali) può riprodurre il funzionamento dell’intero. [Anche senza spingere il concetto sino all’universo olografico di Bhom]. Questo fatto è già stato descritto anche in sistemi macroscopici ad alta complessità strutturale, ad esempio, nella riproduzione di un intero formicaio da una sua parte.

Il fenomeno, inoltre, riproporrebbe  –mi pare- un aspetto delle concezioni “miasmatiche” ottocentesche che, sin qui, avevamo liquidato come superate rispetto il paradigma infettivo di tipo batterico/virale: anche della “materia non organica” proveniente da ceppi infettanti può risultare patogena se mantiene un’informazione e/m patogena.

Ugualmente per filtrati (filtri con pori di 20 nM) di virus (della dimensione di 100-120 nM).

Filtrati del tipo sopramenzionato, in diluizioni chiuse in flaconi ed agitate fortemente (vortex per 15”), presentano onde caratteristiche di emissione e/m a bassa frequenza per risonanza con bande presenti nel rumore e/m di fondo. Questo fenomeno è associato alla presenza in tali diluizioni di nanostrutture (del solvente). Questa proprietà è assente in soluzioni delle cellule o virus di partenza non filtrati.

È cioè indispensabile la lisi della struttura per avere accesso all’informazione contenuta nelle sue molecole. D’altra parte e su altra scala, è noto che per “informare” un’acqua (ad esempio) in riferimento ad una determinata pianta si deve operare una diluizione-succussione della soluzione di un suo macerato, non certo della pianta stessa o di sue parti non macerate.

Le diluizioni che emettono onde specifiche di risonanza sono quelle dalla 10-7 alla 10-12.

Nel E.Coli, le diluizioni filtrate con filtri da 20nM hanno emissioni e/m più grandi di quelle filtrate con filtri da 100nM. Nel M.Pirum non vi sono emissioni con i filtrati di 20nM. Ciò suggerisce che le emissioni siano dovute, in ogni filtrato, alla presenza di un determinato frammento cellulare.

Il formato e la densità delle strutture contenute nelle diluzioni producono il segnale E/M

Le prime diluizioni (da 10-2 a 10-6) non emettono segnali pur essendo le più piene di strutture.
L’aggiunta di queste prime diluizioni alle successive (da 10-7 a 10-12), inibisce la proprietà di queste ultime di emettere le caratteristiche onde.

Ciò suggerisce che le prime diluizioni abbiano un potere inibente per interferenza delle onde e/m generate ovvero per eccesso di film di nanostrutture presenti.

Diluizioni omologhe “PARLANO TRA LORO”

È possibile generare nuove strutture emittenti segnali da un tubo di soluzione chiuso ad un altro (senza contatto dei componenti) attraverso uno scambio di onde.

Esperimento. In un box a temperatura ambiente, isolato dal rumore e/m di fondo esterno, sono posti due tubi chiusi: un donatore (diluizione silente alla 10-3) ed un ricevente (diluizione positiva alla 10-9). I due tubi risultano pertanto esposti soltanto alle onde e/m vicendevoli.
Dopo 24 ore, entrambi i tubi risultano silenti. Ma se si prosegue nel diluire il tubo 10-9 (10-10, 10-11, 10-12), queste diluizioni sono positive. Ciò suggerisce che il tubo ricevente ha ricevuto informazioni e/m (prima inibenti poi positive) dal tubo silente ove è presente un eccesso di nanostrutture.

Questo fenomeno si verifica soltanto tra strutture appartenenti allo steso ceppo batterico (cioè è specie-specifico).

Da ulteriori esperimenti risulta che il numero finale di nanostrutture (da cui dipende l’emissione) può essere ugualmente generato partendo da una soluzione in cui sono presenti miliardi di cellule così come da una in cui ne sono presenti una decina.

Questi fenomeni sono confermate da letture random effettuate in continenti differenti.

Il che evidenzia en passant il perdurare protratto nel tempo delle nanostrutture: tali strutture sono cioè molto stabili.

Natura delle nanostrutture delle soluzioni

Il trattamento enzimatico distruttivo delle sequenze nucleiche NON inibisce la produzione di onde nei tubi riceventi.

cioè: dopo che si sono prodotte le nanostrutture, esse non sono più aggredibili da enzimi che distruggono la loro source.

La produzione e/m è invece distrutta irreversibilmente dal riscaldamento di 70° per 30. Mentre non hanno effetto il raffreddamento a -20° o -60°, o il trattamento con soluzione al 10% di formaldeide. Il trattamento con cationi di litio riduce ma non abolisce l’emissione specifica.

Natura delle molecole batteriche che originano le nanostrutture

Esperimenti (…) dimostrano che la sorgente delle nanostrutture emittenti sono piccole sequenze di DNA batterico (fra i 100 nM e i 20 nM).

Avevamo già visto che preparare le diluizioni a partire da batteri sani non genera nulla, è essenziale la filtrazione cioè la lisi della cellula e del DNA stesso.

Natura delle sequenze di DNA che originano i segnali E/M

Soltanto alcune sequenze batteriche generano le nanostrutture emittenti.

Discussione

È stata scoperta una nuova proprietà del DNA: la capacità di alcune sue sequenze di generare nanostrutture in soluzioni acquose emittenti specifiche onde e/m a bassa frequenza, per risonanza con l’ambiente e/m di fondo.

Si tratta di informazioni specie-specifiche di ogni tipo di DNA (compreso quello umano).

Le condizioni sperimentali hanno svelato questo fenomeno soltanto per alcune sequenze contenute in DNA batterico e RNA virale.

Queste sequenze sono state rilevate nel DNA umano estratto dal sangue di pazienti con varie patologie degenerative (Alzheimer, Parkinson, SM, AR). Ciò suggerisce che anche in tali affezioni sono presenti infezioni batteriche.

o, più precisamente, frammenti di DNA esogeno di tipo batterico. Il che – di nuovo- riproporrebbe come verosimile l’ipotesi “miasmatica-infettiva” hahnnemaniana delle malattie croniche!

Ugualmente per i virus a RNA (HIV, influenza A, epatite C), in filtrati da 20nM (cioè con frammenti più piccoli di quelli batterici).

Lo stesso fenomeno è stato evidenziato in pazienti infetti da HIV in trattamento con antiretrovirali ed aventi carica virale nel plasma assai bassa. Il che suggerisce che anche in tali pazienti le nanostrutture originate dal virus patogeno persistono, probabilmente associate all’acqua di idratazione dei filamenti di DNA (molecole di acqua formanti polimeri di dipoli associati a legami a idrogeno).

Queste associazioni tuttavia appaiono avere una breve vita. Forse possono invece durare a lungo ed automantenersi in un campo e/m come postulato nel modello DelGiudice-Preparata-Vitiello?

Dalle misurazioni effettuate, sembrano stabili sino a 48 ore.

Sono sufficientemente specifiche delle sequenze di DNA da veicolare informazioni genetiche?

Che ruolo hanno nella patologie delle malattie croniche?

Necessitano studi in collaborazione tra fisici e biologi.

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